Omicidio Bhutto: Scotland Yard sulle tracce dell’assassino

di Paolo Riva Commenta

E’passata ormai una settimana dall’omicidio a Benazir Bhutto, avvenuto il 27 dicembre scorso, a Rawalpindi. Molti sono i fatti che si sono susseguiti, sia politici, come la salita a leader del PPP del figlio di Benazir, Bilawal, sia di costume, con lo stesso figlio definito dai media un politico “very cool”.

Ma non è questo che il Pakistan sta cercando di scoprire. E lo si evince dalle parole del presidente del paese, Pervez Musharraf che con un sintetico

Non sono del tutto soddisfatto


ha deciso di proseguire nelle indagini e di fare emergere una verità che attualmente è ancora sommersa. A tal proposito Musharraf ha richiesto a Scotland Yard di prendere parte alle indagini. Di risposta, dalla società di investigazione più famosa del vecchio continente, sono arrivate due unità di investigazione: una speciale esperta in antiterrorismo e una esperta di medicina legale.

Per i detective britannici si prospetta un lavoro decisamente duro. Innanzitutto non si conoscono nè i motivi della morte della Bhutto (sembra incredibile ma attualmente nessuna autopsia è stata eseguito sul corpo di Benazir) né si conosce l’esecutore materiale dell’assasinio.

Una iniziale pista portava ad un cecchino arabo-americano Alì Oswald, ma è stata poi successivamente accantonata. Altra ipotesi che si è fatta avanti è che la Bhutto sia stata uccisa da un arma laser silenziosa. Ma anche in questo caso sembrano più voci che notizie reali.

Il problema nelle indagini è dovuto al fatto che la scena del crimine è stata ripulita immediatamente in fretta e furia dai netturbini con dei forti idranti. Questo gesto, decisamente strano vista la situazione, ha fatto supporre la possibilità che in realtà l’omicidio della Bhutto sia stato pianificato dai servizi segreti che volevano eliminare l’eroina pakistana. Idea questa scartata da Musharraf, che ha escluso categoricamente la possibilità che lo Stato possa essere anche minimamente coinvolto nella faccenda.

Il caso Bhutto sembra quindi lontano dal risolversi, in compenso la sua famiglia, che ha ereditato il potere di Benazir all’interno del PPP ha ottenuto una prima “vittoria”; le elezioni precedentemente pianificate per l’8 gennaio sono state posticipate, di 40 giorni, al 18 febbraio. Un rinvio che, sulla scia delle emozioni che ha suscitato l’omicidio alla Bhutto, porterà sempre più consensi alla corte del PPP in vista del voto.

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