Musharraf: sull’assassinio di Benazir Bhutto, no alla supervisione dell’Onu

di Angela Gennaro Commenta



Marcia indietro. No all’inchiesta internazionale. Dopo aver mostrato cooperazione e voglia teorica di scoprire la verità, dopo che la Francia si è offerta di dare una mano nelle indagini, sopo che addirittura Scotland Yard era stato assoldato per il nobile fine, il Presidente Pakistano Pervez Musharraf corregge, decisamente, il tiro. In tutt’altra direzione.


Raggiunto dal quotidiano francese Le Figaro, in un’intervista esclusiva, Musharraf ha definito assolutamente impossibile qualsiasi ipotesi di un’inchiesta internazionale indipendente sull’omicidio di Benazir Bhutto.


Il vedovo della donna, Asif Ali Zardari, e ill figlio, Bilawal, successo all’ex premier nella leadership del Partito del Popolo Pakistano, avevano, infatti, chiesto che alle Nazioni Unite venisse affidata un’indagine indipendente. Benazir Bhutto è stata assassinata il 27 dicembre scorso, al termine di un comizio. Il Ppp costituisce la principale forza di opposizione nel paese.

Le indagini, dunque, dichiara Musharraf a Le Figaro, continueranno ad essere condotte solo ed esclusivamente da inquirenti locali. Certo, non viene escluso del tutto l’ausilio degli esperti scotlandyardiani, ma la forza del percorso portato avanti in questo modo potrebbe essere differente. Soprattutto, non trova assolutamente d’accordo i rappresentanti del Ppp. Non si tratta, esattamente, di una rivelazione inaspettata. Fonti ufficiose avevano già fatto trapelare il fatto che le autorità di Islamabad non avessero alcuna intenzione di permettere l’intervento di esterni. Ora il Presidente pone fine alla questione senza mezzi termini.


Pourquoi refusez-vous que l’enquête sur son assassinat soit supervisée par l’ONU ?
Ce n’est pas possible. Un autre pays est-il impliqué ? Le Pakistan n’est pas le Liban. C’est un simple assassinat. Nous avons nos propres institutions et nous pouvons compter sur l’aide de Scotland Yard. J’espère que le rapport d’enquête sera rendu public avant les élections.E cioè (ma questo francese è assai comprensibile) Perchè rifiutate che l’inchiesta sull’assassinio sia supervisionata dall’ONU? Non è un’opzione possibile. E’ implicato forse un altro paese? Il Pakistan non è il Libano. Si tratta di un semplice assassinio. Abbiamo le nostre istituzioni, e possiamo comunque contare sull’aiuto di Scotland Yard. Spero che il rapporto di inchesta sia reso pubblico prima delle elezioni.


Intanto, è polemica all’interno del Ppp. Sono passate due settimane dal tragico omicidio. E ora la nipote di Benaziz Bhutto parla. Per molti era lei, Fatima Bhutto, 25 anni, l’erede prestabilita alla guida del Partito. Dopo questo lungo silenzio, parla e ammonisce i suoi di porre termine alla politica dinastica . Raggiunta dal britannico The Timestrascorsi i i tre giorni di silenzio per il lutto, dichiara che ora è tempo di discutere se sia giusto o meno che il Ppp continui a rimanere un’azienda di famiglia.


La giovane ha le idee chiare. L’idea che a guidare il partito sia per forza un Bhutto è pericolosa per lo stesso Paese e non giova ad un partito che fa della democrazia il suo credo. Anche Fatima è preoccupata per le elezioni del prossimo 18 febbraio. Apre a Bilawal, e alle sue sorelle, e chiede e si augura in tempi brevi di fare il punto della situazione con una riunione di famiglia. Nei giorni scorsi, il figlio di Benazir Bhutto aveva rivendicato la leadership del partito: una guida simbolica, affiancata per gli aspetti pratici dal padre Ali Zardari. Specificando che questa leadership non gli era stata offerta come dote familiare. Per Fatima la questione appare ontologica, e non di rivendicazione: il suo interrogativo mira a capire se Bilawal costituisca una scelta oculata dato che per legge dovrà attendere 6 anni per correre per il Parlamento e 16 anni per ricoprire la carica di primo ministro.

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