Pakistan, lento ritorno alla normalità?

di Angela Gennaro Commenta

La situazione sembra più tranquilla, in Pakistan. Dopo l’annuncio della decisione ufficiale e finale di rimandare le elezioni, previste per l’8 gennaio, al 18 febbraio prossimo, la crisi politica sembra lentamente stabilizzarsi. I principali partiti si stanno preparando alla data delle votazioni, e l’opposizione, dopo l’assassinio di Benazir Bhutto e sulla scia della tragedia del 27 dicembre a Rawalpindi, sembra destinata ad ottenere ampi consensi.


In seguito alla notizia dello spostamento delle elezioni, non sembrano esserci state proteste mirate. I due partiti dell’opposizione, tra l’altro, avevano manifestato la loro aperta intenzione di non posporre la data. Ma questo non ha creato particolari tensioni. Incidenti e violenze si sono placati, si può dire che la situazione è migliorata, ha commentato l’ex ministro del governo e analista politico Shafqat Mahmood. Ma la questione centrale che sta dividendo la nazione resta la figura contraddittoria di Musharraf: sono le sue parole, semplici ed efficaci, per una realtà evidente alla nazione e agli osservatori internazionali.

Il Presidente Pervez Musharraf, ex capo militare, ha preso il potere con un golpe nel 1999. E non si placano, naturalmente, le preoccupazioni, soprattutto in vista di un difficile passaggio del Pakistan ad un regime democratico. Il Paese, alleato chiave degli Stati Uniti nella lotta al terrorismo, possiede l’atomica.

Continua, intanto, l’inchiesta sulla morte dell’ex premier Benazir Bhutto. L’opposizione, insieme alla comunità internazionale, ha richiesto un aiuto straniero nelle indagini. E Musharraf ha acconsentito, annunciando ieri in tv, durante il suo primo messaggio alla nazione dopo la tragedia, che sarà Scotland Yard a prendere parte all’indagine. Il Presidente ha anche ricordato che gli assassini sono certamente da collegarsi ad Al Quaeda. Ma è sospetto più che comune, in Pakistan e probabilmente non solo, che altri, forse delle forze di sicurezza, siano coinvolti. Molta è la rabbia contro Musharraf, se non altro per non aver assicurato adeguata protezione alla Bhutto. E la popolarità dell’ex generale, che già non godeva di ottima salute, è a picco.

Anche l’indice della borsa pakistana ha segnato ieri un buon rialzo, dopo che nei giorni precedenti aveva perso sul 10%.

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