Kenya: Il tempo della violenza è finito. Ora spazio alle parole.

di Paolo Riva Commenta

Finalmente la calma sembra arrivata. Dopo giorni di scontri, di violenza, di morti, di feriti, di immagini che non vorremmo mai vedere in un paese civile, sembra giunto per il Kenya il momento di sedersi ad un tavolo e decidere sul da farsi.

Grazie all’intervento dei diversi mediatori internazionali sembra che le proposte di “riappacificamento” siano diverse, ma purtroppo tutte con i “pro” e i “contro” per ogni fazione.

La prima proposta arriva direttamente dal presidente rieletto Mwai Kibaki, che si è detto disposto alla creazione di una coalizione a larghe intese per governare il paese. Questa idea, però, comporta il riconoscimento di un’autorità governante in Kenya il che significherebbe dichiarare sconfitti “onestamente” l’ODM e Raila Odinga.


Di contro la proposta di Odinga, che non ha per niente voglia di dichiararsi sconfitto, che ha chiesto tramite la voce di Anyang Nyongo, segretario generale dell’ODM:

Serve un periodo di transizione di tre mesi in cui si possano fare adeguati preparativi per un nuovo voto che sia trasparente e democratico.

Una richiesta, quella del leader dei Luo, sostenuta a gran voce anche dai mediatori internazionali, in primis dal ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, che ha attaccato il neo-presidente Kibaki molto duramente:

Le elezioni erano truccate o no? Io credo di si’, gli americani pure e cosi’ i britannici che conoscono bene il Paese. Si dice che sia una battaglia etnica e senza dubbio in Africa spesso e’ anche questo. Ma e’ anche una battaglia per la democrazia.

Sul fronte umanitario, si segnalano almeno 500.000 persone bisognose di assistenza (questo quanto riferito dall’Unicef), un sostegno che va dall’acqua e dal cibo all’allestimento di spazi sicuri per salvaguardare le donne e i bambini da violenze sessuali.

Eppure, da parte di alcuni nostri connazionali che vivono in Kenya, partono messaggi rassicuranti riguardo la situazione nel dopo elezioni. Tra queste voci spicca quella di Riccardo Orizio, ex giornalista che possiede un “safari” nel Masai Mara:

Nella mia zona non ci sono stati scontri, mentre in una città a due ore e mezza da qui, che si chiama Narok, ci sono stati episodi di intolleranza etnica con alcuni negozi bruciati perché appartenevano a kikuyu. Bisogna ammettere che quando c’è di mezzo l’Africa noi europei ci sentiamo di sfoggiare un grande senso di superiorità. Ci sono scontri a Nairobi? La stampa ha dovere di raccontarlo. Certo, ma mi piacerebbe che gli inviati raccontassero più quello che vedono, che quello che hanno sentito da altri.

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