Il Kenya in fiamme

di Angela Gennaro Commenta

 

Più di 130 morti. Scontri e proteste dappertutto. E Raila Odinga che parla del neo-rieletto Presidente Mwai Kibaki come di un dittatore militare. Aleggia violentemente il sospetto di pesanti brogli nei risultati del voto del 27 dicembre scorso. “Non c’è differenza tra lui e Idi Amin o altri dittatori militari che hanno conquistato il potere con la canna di fucile”. E’ lo sconfitto a parlare. Mentre nel paese non si fermano gli scontri che hanno portato a più di 130 vittime e a centinaia di feriti.

Kibaki avrebbe vinto per 250.000 voti su Odinga, secondo i risultati ufficiali diffusi – con ritardo sospetto, il 30 dicembre – dalla Commissione elettorale. Dopo la notizia, in tutto il paese sono scoppiati scontri violentissimi, e dal bilancio pesante, come riportato dalla tv keniota. La polizia ha intimato agli abitanti degli slums di Nairobi di restare nelle baracche: in caso contrario, potrebbe essere aperto contro di loro il fuoco. Non si tratta, però, di una notizia ufficiale. L’epicentro delle violenze, comunque, è proprio qui.

Nel clima di violenza e tensione, sta prendendo piede anche uno strano fenomeno. Vengono inviati falsi sms che indicano la morte di un leader piuttosto che di un altro. L’Associated Press riferisce di aver avuto notizia, da alcuni funzionari della polizia, che le forze dell’ordine hanno disposizione di sparare a vista per sedare le rivolte. Notizia smentita da fonti ufficiali del Governo.

A Kisumu, nell’ovest del paese, un funzionario dell’obitorio ha testimoniato di aver ricevuto 53 cadaveri con ferite da arma da fuoco. Sempre l’Associated Press riferisce che l’ordine di aprire il fuoco avrebbe diviso gli agenti: una parte di loro, infatti, simpatizza con la causa dei manifestanti.

Raila Odinga, leader dell’opposizione, ha rifiutato esplicitamente i risultati elettorali. Giovedì è stata convocata una manifestazione, prevista per il 3 gennaio e alla quale dovrebbero partecipare, secondo l’opposizione, più di un milione di persone, per denunciare i presunti brogli e irregolarità che avrebbero portato al risultato poi dato per ufficiale. Un risultato sorprendente, dato che i pronostici, fino all’ultimo, davano il Presidente uscente come certamente sconfitto.

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