L’emergenza sicurezza, quella vera

di Francesco Giurato Commenta

ANSA – 24 maggio 2008 – Un gruppo di venti ragazzi, guidati da un uomo, tutti con i volti coperti, ha fatto irruzione a Roma verso le 17:30 in un alcuni negozi nel quartiere Pigneto, in via Ascoli Piceno e in via Macerata gestiti da extracomunitari bengalesi e senegalesi, distruggendo le vetrine. Il gruppo che, a quanto raccontano alcuni testimoni presenti al momento dell’aggressione, prendeva ordini in italiano dall’uomo che li guidava, era armato di bastoni con i quali ha distrutto le vetrine e danneggiato gli interni di tre negozi, un bar, un call center e un negozio di generi alimentari. Gli aggressori dopo aver compiuto il raid sono scappati. Sul posto e’ intervenuta la polizia. Il Pigneto, un piccolo quartiere popolare, una sorta di paese, incastonato tra la via Prenestina e la via Casilina, nella prima periferia a sud est di Roma, da anni e’ uno dei quartieri piu’ multietnici della citta’.


ANSA – 24 maggio 2008 – Christian Floris, 24 anni, conduttore di punta del portale DeeGay.it, è stato aggredito la scorsa notte a Roma mentre rincasava. Due persone gli hanno sbattuto la testa contro il muro minacciandolo perché si occupa di tematiche legate al mondo dell’omosessualità e gli hanno intimato di smetterla. Il giovane, che è stato portato all’ospedale dove è stato giudicato guaribile in sette giorni, ha sporto denuncia contro ignoti. E dopo il raid neonazista al Pigneto, Floris ha parlato di “correlazioni” tra i due fatti. “Credo che sia la stessa corrente di persone, che oltre ad aver aggredito me e di infondere terrore nel mondo omosessuale, si sia ora concentrato sugli extracomunitari – ha affermato – La mia convinzione – proprio guardando le immagini televisive e ascoltando le dichiarazioni rilasciate sul posto da testimoni, è che gli aggressori appartengano alla stessa matrice”.


ANSA – 23 maggio 2008 – L’ha cercata tra le piu’ disperate, in una comunità d’accoglienza per donne straniere sole, a Milano, ha fatto finta di prenderla in servizio a casa sua come badante, e invece l’ha schiavizzata, umiliandola, picchiandola e facendole fare una vita miserabile perchè tanto era “solo una romena”. La storia, di per sè squallida, ha però anche dell’incredibile se si considera che la presunta aguzzina è una pensionata di 75 anni, una di quelle signore per bene di provincia, con un discreto gruzzolo e una villetta, nel cui seminterrato, però, faceva vivere come una specie di novella Cenerentola la donna, una contadina di 54 anni che nemmeno sapeva di essere cittadina comunitaria e sopportava tutte le angherie della vecchia per timore di essere espulsa. Ieri, alla fine, la libertà le e’ stata restituita dai carabinieri, dopo la denuncia di una delle figlie che cominciava a sospettare che sua madre, dopo un anno di mezze parole sussurrate e mai nemmeno un incontro, fosse trattenuta contro la sua volontà in quella casa a Lainate, a nord di Milano. L’accusa, per l’anziana è di riduzione in schiavitù. “Vorrei precisare che la pensionata, pur bisognosa di essere accudita – ha spiegato il capitano Necci, comandante della Compagnia di Rho – era perfettamente lucida, anche se evidentemente al limite della maniacalità. L’impressione è stata quella di trovarsi di fronte a un mix di cattiveria, ignoranza e razzismo”. E altre persone, dei vicini, potrebbero presto finire sul registro degli indagati dato che non potevano non sapere. Le condizioni dettate dalla “padrona” erano le seguenti: nessuna visita di parenti o amici, possibilità di fare la doccia solo una volta al mese, divieto di utilizzare l’acqua calda, un solo pezzo di sapone per bucato da utilizzare anche per l’igiene personale, cibo scarso, possibilità di bere solo acqua del rubinetto, e poi tante botte, date utilizzando delle pentole. E, naturalmente, di soldi non se ne parlava neanche. A questo si aggiungeva un controllo totale sui suoi spostamenti: alloggiata nel seminterrato, poteva accedervi da una sola porta dotata di sensore acustico. E tutta la villetta era dotata di telecamere a circuito chiuso, le cui immagini venivano controllate dalla pensionata dalla camera da letto, e tutte le porte degli ambienti utilizzati dalla badante, compreso il bagno, erano tenute aperte e legate con dello spago per non essere mai chiuse, nemmeno quando lei andava in bagno. Il tutto avveniva sotto il continuo ricatto di essere denunciata e quindi espulsa dal territorio italiano: quando i carabinieri sono entrati nell’ appartamento, infatti, lei temeva di essere arrestata. Poi, grazie a un’interprete, pian pianino ha preso fiducia, e alla fine, in caserma, davanti ai militari, e’ arrivato un pianto liberatorio e l’abbraccio con la figlia.


ANSA – 15 maggio 2008 – Una ragazza rumena, dipendente di una cooperativa di servizi, è stata aggredita e violentata in un call center della capitale, dove la donna lavora come addetta alle pulizie, dal convivente della responsabile del centro, un italiano di 39 anni, arrestato dalla polizia poco dopo. La ragazza aveva appena iniziato a fare le pulizie del locale che si trova vicino piazza Vescovio quando è stata aggredita alle spalle da un uomo che, minacciandola con un taglierino, l’ha costretta a subire violenza sessuale. Subito dopo la violenza la donna ha chiesto soccorso in un bar poco distante dal call center ed ha chiamato la Polizia. Le indagini, avviate dalla squadra mobile, hanno consentito di identificare l’aggressore, convivente della responsabile del call center.

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