Aggressioni fasciste, ci risiamo.

di Francesco Giurato 2


Grandi proteste nei mesi scorsi si sono sollevate da più parti sul Viminale per la decisione di censire la popolazione rom e sinti presente nel nostro paese attraverso l’uso delle impronte digitali, anche per i minori. Pesanti critiche da parte dell’UE alla prima stesura del testo del provvedimento, ma più in generale c’è preoccupazione all’estero per le politiche sulla sicurezza e sull’immigrazione definite da molti come fortemente discriminatorie.


Un mese addietro il noto settimanale cattolico Famiglia Cristiana si diceva preoccupato, per bocca del suo direttore Beppe Del Colle, per il clima politico italiano, augurandosi “che non sia vero il sospetto” che in Italia stia rinascendo il fascismo “sotto altre forme”. Il riferimento è alle misure volute dal Governo in tema di sicurezza con l’arrivo in città dei militari ma soprattutto alle accuse di cattocomunismo rivolte allo stesso giornale dopo un editoriale molto duro.


L’Associazione Nazionale Magistrati ha fatto sapere pochi giorni fa che la prima bozza della riforma della giustizia annunciata dal premier Berlusconi in queste settimane “mette in pericolo l’indipendenza della magistratura”. E’ l’opinione del segretario dell’Anm, Giuseppe Cascini, secondo cui “inserendo la politica nel Csm rischiamo di richiamarci ad un modello autoritario, ovverosia quello fascista, dove la magistratura non e’ indipendente dal potere politico e quindi non tutti i cittadini sono garantiti allo stesso modo”.


Insomma, accuse pesanti che però, alla luce delle dichiarazioni di alcuni incauti esponenti della maggioranza, a volte è difficile archiviare senza una riflessione. Il resoconto dei fucili caldi e pronti a sparare, le dichiarazioni roboanti su immigrati e moschee così come l’ossessione della sicurezza sono a volte semplici dimostrazioni di dilettantismo politico, altre volte preoccupanti derive populiste capaci di innescare il malessere di una comunità.


Ripetere come un mantra che il paese è insicuro e pericoloso, etichettare il diverso, lo straniero come una minaccia a prescindere provocherà per forza di cose una reazione violenta e sistematica. E a guidarla saranno sempre le frange che di quella comunità si autoproclamano ultimi baluardi difensivi. Questa visione della società come un luogo insicuro per definizione possiede una efficacia evocativa maggiore di qualsiasi provvedimento concreto. In questo clima di forte individualismo e di ideali di cartapesta, le città spesso non rappresentano una opportunità da cogliere ma un disagio da subire.


I fenomeni di revisionismo di questi ultimi mesi, anche di natura toponomastica, faticano ad affacciarsi alle nostre tavole all’ora dei telegiornali ma spesso costituiscono argomento di dibattito e di scontro nei quartieri di molte città italiane. Purtroppo il lassismo generale che avvolge questi indebiti – e spesso poco seri – tentativi di revisionismo trovano sempre meno resistenza da parte delle persone, stanche smemorate o indifferenti. E’ questa indifferenza che lascia il campo libero alla delinquenza di stampo fascista.


Venerdì notte un gruppo formato da una decina di giovani fascisti con spranghe e catene hanno picchiato tre “zecche di merda” di ritorno da un concerto tenutosi al parco Schuster di Roma per ricordare la memoria di Renato Biagetti, vittima due anni fa di un agguato fascista, manco a dirlo. Ucciso all’uscita fuori da una discoteca a Focene. Come Nicola Tommasoli, aggredito da un gruppo di fascisti a Verona il 5 maggio scorso e morto il giorno dopo.


Il fondatore del movimento politico Forza Italia, l’uomo “senza il quale – come disse Berlusconi in chiusura di campagna elettorale – tutto questo non sarebbe stato possibile” proprio in campagna elettorale aveva parlato chiaro. Non dite che non eravate state avvertiti.

I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della resistenza, saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione

Marcello Dell’Utri, ex direttore sportivo dell’Atletic club Bacigalupo, ieri ideatore di Forza Italia e oggi senatore del Pdl. Nonostante la condanna a nove anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa e una passata in giudicato per frode fiscale.

Commenti (2)

  1. è una deriva che ha preso piede nel totale (o quasi) silenzio degli organi di informazione.
    Arriverà il momento in cui anche i “fasci” faranno spettacolo (più o meno come accade ora con gli “ultrà”) e, solo allora, ne sentiremo parlare…e finalmente scatterà il “morboso” giro di vite!!!

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