Lavorare con lentezza, ovvero otto anni per scrivere una sentenza

di IsayStaff Commenta

Non c’è fretta.


In imbarazzante sintonia con la motivazione stessa che lo aveva portato a pronunciarsi sull’operato dell’allora giudice di Gela, Edy Pinatto, il Consiglio Superiore delle Magistratura ha optato per la linea attendista. I fatti.


La sezione disciplinare del CSM ha bocciato la richiesta di un provvedimento nei confronti del giudice Pinatto, reo di avere consentito – con i ritardi nella redazione delle motivazioni della sentenza di condanna a carico degli imputati – la scarcerazione di alcuni esponenti del clan Madonia, tornati qualche settimana fa a passeggiare liberamente per le strade di Gela.


La sentenza, emessa nel lontano 2000, condannava in primo grado quattro esponenti di primo piano di Cosa nostra: a 24 anni di reclusione Giuseppe Lombardo e Carmelo Barbieri; a 10 e 8 mesi Maria Stella Madonia e Giovanna Santoro, rispettivamente sorella e moglie del boss ergastolano Piddu Madonia. Pinatto, che avrebbe dovuto redigere le motivazioni entro tre mesi dalla sentenza, fino a poche settimane fa non lo aveva ancora fatto.


Solo un mese fa era venuta alla luce questa allucinante storia, grazie ad un’intervista del direttore de La Repubblica Ezio Mauro, con il sindaco di Gela Rosario Crocetta. Lo stesso sindaco che lo scorso venerdì santo si è ritrovato alla processione del paese fianco a fianco proprio con Carmelo Barbieri. Si era allora mosso addirittura il Colle, con un Napolitano particolarmente adirato per l’incidente di percorso.


A quanto si apprende la sezione disciplinare di Palazzo dei Marescialli avrebbe respinto la richiesta di sospensione avanzata a gennaio dall’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella perché mancherebbe l’urgenza, visto che il giudice ha già depositato le motivazioni della sentenza in questione; inoltre il ‘no’ del Csm alla sospensione dipenderebbe dal fatto che a breve ci sarà il procedimento disciplinare nel merito in Cassazione.


Ancora una volta il CSM sembra lavarsene le mani.


Questa la fredda cronaca, fino all’epilogo di oggi. Otto anni per scrivere le motivazioni di una sentenza. Caro Walter, occorrerà ripeterlo come un mantra, nella speranza che qualcuno si renda conto che non dovrà ripetersi mai più. Otto anni per scrivere le motivazioni di una sentenza. Di condanna per reati di mafia.


Come dici, caro Walter, volete distruggere la mafia? Fatevi avanti, ma non prendetevela troppo comoda.

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