Legge 459 del 27 dicembre 2001, ovvero Legge Tremaglia

di Angela Gennaro 2


Tremaglia


Legge 27 dicembre 2001, n. 459. Norme per l’ esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’ estero . La legge è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 4 del 5 gennaio 2002. Legge contraddittoria, per i suoi effetti, per l’attuale ricezione delle forze politiche – trasversalmente, è unanime la consapevolezza che, quantomeno tecnicamente, vada cambiata. L’opinione pubblica italiana si è accorta della sua esistenza solo nel 2006, primo anno in cui ha avuto modo di essere posta in essere.


Anno 2006: gli italiani scoprono che a decidere la vittoria del centro sinistra al senato sono stati i senatori eletti all’estero. Ed è quanto meno anomalo, bisogna ammetterlo. Per quanto la causa principale del fenomeno sia da rinvenire nel Porcellum, e non nella Tremaglia di per sè.


La 459/2001 ha però portato al paradosso di vedere il centro destra delegittimare in ogni modo la suddetta vittoria di due anni fa. Rosicchiata, risicata dal centro sinistra, che forse neppure se l’aspettava. Il centrodestra ha cominciato a criticare, mettere in dubbio, appunto delegittimare il voto all’estero degli italiani, per l’effetto avuto. Peccato che la legge abbia un chiaro stampo e un’ispirazione chiaramente di destra, e il suo creatore sia proprio Mirko Tremaglia.

Certo, ha fatto e fa impressione, e siamo in attesa di conoscere le conseguenze e gli effetti per questa nuova tornata elettorale.


La legge nasce come provvedimento applicativo della doppia riforma costituzionale – la modifica degli articoli 48, 56 e 57 – approvata nella XIII legislatura. Lo spirito della modifica, all’epoca dei fatti, ha natura trasversale alle parti politiche. con uno spirito essenzialmente bipartisan. Inascoltati furono i richiami alla realtà di alcuni parlameentari, che propendevano piuttosto per assicurare l’esercizio del voto ai temporaneamente all’estero (docenti, personale PA, militari, ricercatori) e non già ai residenti all’estero. Gente che, magari, da mezzo secolo è via, altrove, si è rifatta una vita e i cui interessi sono rimasti solo parzialmente in terra italica.


Forse la Legge Tremaglia un pizzico di senso di colpa lo porta con sè. Di matrice missina, è stata poi accolta da tutti come un atto dovuto nei confronti dell’emigrazione italiana. Da sempre abbandonata a se stessa. Detto per inciso, in altri paesi è l’esatto contrario. Nel Regno Unito, o in Germania, dopo un certo lasso di tempo la stabile residenza all’estero fa venire meno il diritto di voto.


I cittadini italiani residenti all’estero il diritto di voto l’hanno sempre conservato, solo che prima della Tremaglia, per votare, dovevano tornare in Italia.


C’è un altro inghippo. La volontà di curare una lobby possibile. Gli ambasciatori del Made in Italy nel mondo. Peccato che così non sia stato – e non potesse neppure esserlo, in realtà. Non sono stati gli italiani a penetrare nei territori attraverso gli ambasciatori così definiti. L’influenza si è, al massimo, manifstata in direzione opposta. E anche a livello culturale ed ideologico, la difficoltà dello sposalizio è ampia.


Tecnicamente: all’art. 48 è stato aggiunto il seguente comma:

La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tal fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere

E poi si sono andati a modificare gli art. 56 e 57, che disciplinano l’elezione della Camera e del Senato: alla Circoscrizione Estero vengono riservati 12 deputati e 6 senatori. Numero definito e immutabile, blindato da eventuali cambiamenti demografici.


Tremaglia, che dal 1993 aveva tirato fuori la faccenda del voto degli italiani all’estero, durante la XIV legislatura, divenne Ministro per gli italiani nel mondo nel Governo Berlusconi. La tenacia, nel perorare la causa, non gli è mai mancata.


Con la l. 459 del 2001 si definirono le modalità della Circoscrizione Estero: venne divisa in 4 grandi Ripartizioni – Europa, America Settentrionale e Centrale, America Meridionale, e Africa Asia Oceania e Antartide. Come modalità di esercizio del voto si è scelto quello per corrispondenza. Il più semplice per sperare nel coinvolgimento degli elettori – altrimenti, plausibilmente, scarsamente interessati – ma anche il più complesso da gestire da un punto di vista organizzativo e il più esposto ai brogli. In alternativa, si può votare presso la sezione elettorale italiana nelle cui liste l’elettore è iscritto. Prima di ogni scadenza elettorale la rete consolare deve chiedere all’interessato di optare se votare all’estero o in Italia.


In soldoni i problemi? Anagrafiche non aggiornate (l’AIRE, l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero, è pesantemente composta da dati non aggiornati, di gente che ha cambiato indirizzo e non l’ha comunicato, ma anche di persone passate a miglior via, che la scheda, proprio per questo, la ricevono ugualmente). Le spedizioni. Plichi che non arrivano, plichi che si perdono, quest’anno anche lo sciopero dei postini in Brasil. Raccomandate – per il 2008 era consigliata, ma non vincolante – questa modalità. Restituzioni difficili. Tempi differenti. E poi: il sistema postale non garantisce che sia io a votare. E di vendite di schede nei bar di Colonia, ad esempio, si è fatto un gran parlare.


Cambierà? Probabile. Forse auspicabile. Negli ambienti, si vocifera da sempre che si partirà dal voto passivo, e che quindi i fantomatici 18 non ci saranno più, e anche gli italiani nel mondo voteranno per un Veltroni o un Berlusconi


Commenti (2)

  1. Bell’articolo, espone pienamente il problema di centinaia di migliaia di “emigranti all’estero” che vorrebbero esercitare il proprio diritto di voto. E’ interessante vedere come Paesi più aperti verso l’estero come il Regno Unito abbiano una legislazione notevolmente sviluppata in materia. Noi italiani di certo non siamo ancora pronti a questi salti, per nostra natura abbiamo e vogliamo mantenere le radici ben salde nel Paese di origine.

    Quest’anno avrei voluto esercitare anch’io il mio diritto di voto.
    Sono in Cina da quasi un anno in qualità di studente ma non per questo posso pretendere l’iscrizione all’AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all’estero).
    Sono molti gli studenti italiani che qui a Pechino avrebbero voluto avere il diritto di esprimere la propria preferenza, ma viste le circostanze non hanno potuto fare altro che seguire con distacco l’evoluzione dei fatti da Internet. E parlo solamente della mia realtà, a mio avviso gli italiani residenti “temporaneamente” all’estero per studio o lavoro potrebbero raggiungere una cifra ragguardevole se sommati al numero già consistente degli iscritti all’AIRE ed effettivamente residenti (circa 4 milioni).

    Vedere l’Italia dagli occhi del mondo è comunque un utile strumento di riflessione, un modo per tastare il polso ad un Paese che – altrimenti – vedrebbe la rappresentazione di sè stesso solo attraverso giornali e televisioni governati da forze in grado di manipolare le preferenze dell’opinione pubblica nazionale.
    Per questo, io Michele, già etichettato come italiano-mamma-pizza-spaghetti-MAFFFIA-mandolino mai e poi mai avrei SPRECATO il mio voto dandolo ad uno dei partiti candidati in cui fossero presenti indagati, criminali e mafiosi. Sarebbe da masochisti rigirare il coltello nella piaga ma ciò è accaduto. Evidentemente in Italia la politica si percepisce diversamente, accetto pure l’eventualità ma non ne potrò mai andar fiero.

    un saluto

  2. IPer l’AIRE ci vuole almeno un anno di residenza all’estero. l problema dei temporaneamente all’estero che tu segnali è assai sentito dalle forze politiche. Tale voto, peraltro, ha un senso logico più intuibile di quello che può avere il voto di un italiano emigrato 50 anni fa e lontano dall’Italia (magari nel cuore e nell’anima, magari no).

    In particolar modo i Radicali, ad esempio. O Quel che rimane della Sinistra. Per le Politiche 2008, comunque, i temporaneamente all’estero hanno votato: http://www1.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/elezioni/0838_2008_02_14_voto_temp_estero.html

    Si tratta però di casi particolari (PA, militari e docenti e ricercatori). Per gli Erasmus, ad esempio, ancora una risposta non c’è – e dalla campagna elettorale, almeno a parole, è stata chiesta.

    E’ un mondo che andrebbe completamente riformato, in ottica di esperienza internazionale. Anche se l’Italia, con la scena mondo, un po’ di problemi ce li ha. Per la scena interna, nessun problema, invece. Come giustamente intuisci tu, da così grandi distanze geografiche, questo popolo appare, almeno a chi scrive, “insonorizzato”.
    Un caro saluto

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