Parlamento pulito, o quasi.

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Da ieri mattina si sta votando in tutta Italia per il rinnovo del Parlamento nazionale, e non solo. Ma va? Bella notizia.


In effetti da almeno un mese a questa parte, o forse due, gli argomenti di discussione nei bar, negli uffici, per strada, sono sistematicamente scanditi dalle uscite dei candidati che, come scienziati pazzi, accendono l’interesse dell’opinione pubblica, misurandosi – sempre a distanza e senza nominarsi in alcuni casi – con gli altri candidati e con i temi che affliggono la nostra società in questi anni di pre-recessione. Pessimismo.


Forse. Comunque sia, come spesso capita, le elezioni sono state sulla bocca di tutti. Il clima quasi onirico che si è creato in queste settimane ci ha dato, molto spesso la sensazione che alla semplice dichiarazione di un candidato, il problema affrontato dal medesimo si sia risolto nel momento stesso in cui viene pronunciata la ricetta salvifica; un pò come una formula magica. Si tratta ovviamente di slogan e chi – come me – almeno una volta in questi 50 giorni ci ha creduto, ci è cascato un’altra volta.


Fatto sta che, sondaggi a parte, iniziata la contesa elettorale si è avuta la sensazione che le distanze – in termini di divario di “popolarità” – tra partiti in campo si sia azzerato. E’ la fase delle speranze, delle scommesse, delle incertezze. Le urne si chiuderanno solo alle 15 di oggi eppure alcune cose già si sanno.


E sono “cose” tutt’altro che irrilevanti.


In virtù della legge elettorale vergogna, definita benevolmente Porcellum dal suo stesso estensore, e delle “nomine” effettuate dalle segreterie di partito o dai monarchi illuminati al loro comando, sappiamo ad esempio quanti saranno i componenti del prossimo Parlamento che sono stati condannati, prescritti, indagati, imputati e rinviati a giudizio.


E non sono pochi.


Su 930 parlamentari che risulteranno eletti, almeno 100 avranno avuto a che fare con la giustizia. Tutti i partiti coinvolti in questa tornata elettorale eleggeranno almeno un appartenente a questa specie sempre più diffusa nel nostro paese. Tranne l’IdV di Di Pietro – che non ha ceduto alle lusinghe di pacchi di voti utili alla causa ma di pessimo gusto, al netto dell’etica minima di una classe dirigente – ci sono tutti, chi più e chi meno.


Guida la speciale classifica il Popolo delle libertà con 56 elementi, seguito dal neonato Partito Democratico con 18. UDC e Lega tengono botta rispettivamente con 9 e 8 impresentabili (ripetiamolo come un mantra, nessuno è indispensabile; figuriamoci se non si raccattano in giro per il paese 1000 persone competenti e con un passato meno torbido alle spalle). Staccati dalla zona Champions troviamo Socialisti e Arcobaleno con 3. La Destra ne porta due. Aborto, no grazie – sembra il titolo di una canzone di Elio, con rispetto parlando – fa 1 su 1. Come detto l’Italia dei Valori di Di Pietro resta, in questa speciale classifica, a bocca asciutta. Percorso netto.


Insomma, mentre noi rimarremo appesi davanti alla TV – presumibilmente fino a tarda notte – in attesa di conoscere il risultato dell’ennesimo referendum su Silvio Berlusconi, qualche certezza già la abbiamo.


Ma non mi pare una gran consolazione.


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