Come Napoleone. Il Berlusconi III è arrivato. Da subito, è proprio lui.

Mamma quanta gente, sembra quasi che abbiamo vinto le elezioni…

In ritardo, il Berlusconi III si scusa:

Ma sapete com’è, da stamani non faccio che ricevere gradite telefonate dai massimi leader europei e internazionali

L’hanno chiamato in tanti. Willfred Martens, leader del Ppe. Hans Gert Poettering, (nome da Pollyanna, invece no), il Presidente del Parlamento Europeo. E lui, il belloccio, il marito di Carlà Brunì. Pardon, Sarkozy. Poi il Re, Juan Carlos. Gordon Brown. Angela Merkel. E gli amici, dove li mettete gli amici:

e poi ovviamente Bush e Putin che giovedì sera sarà qui a cena

Lui è serio, ufficiale, sprizza gioia da tutti i pori.

Sono commosso, onorato perché governare il proprio paese è un onore, ma anche preoccupato perché la situazione che andremo a governare è difficile a livello internazionale e per noi ancora di più visto quello che ha fatto il governo in carica negli ultimi due anni

Continuerò a sperare che prima o poi quest’uomo faccia una proposta in positivo, piuttosto che una valutazione in negativo. Quello che non farà e quello che andrà a salvare.


Al primo tripudio all’auditorium c’erano tutti. Per Maurizio Gasparri si profila una vita da capogruppo del Pdl a Montecitorio. Per Alessandra Mussolini? Mah. Fatto sta che insieme si sperticano in smancerie per mostrare la loro armonia, in barba alle liti furiose del passato prossimo. L’economista Renato Brunetta, da qualche parte, all’economia, andrà.

Numeri e bilanci non mi hanno mai spaventato, neppure in tempi di congiunture avverse

E l’importante, in effetti, è prenderla con ottimismo e filosofia. Fini, l’uomo dal passato glorioso, sarà plausibilmente il prossimo Presidente della Camera. Un destino che, come altri elementi, lo lega specularmente all’altro lato dell’universo, allo sconfitto Fausto Bertinotti.


Matteoli, Alemanno, La Russa. Ignazio sarà per noi alla Difesa. Roberto Formigoni, poi. Vuole la Presidenza del Senato. Non c’erano – non era la loro festa forse? preferiscono certo quella privata, a questo punto. Domani il primo vertice di maggioranza. Lì, la Lega non mancherà.


Il Pd ne ha fatto un cavallo di battaglia. E dati i risultati raccolti alle urne dal Carroccio (che al Nord ha rastrellato anche nel bacino elettorale di sinistra, e bene), la paura che dal loft passa all’opinione pubblica trova forte appiglio. La Lega è tornata ai numeri che aveva negli anni 90. Il suo minimo storico l’ha raggiunto proprio in coalizione con l’uomo di Arcore – il 3%. Oggi è all’8,5%, e non trionfa solo nelle regioni fortezza, ma anche in quelle limitrofe.

una scarsa tenuta della maggioranza per la presenza di Bossi


Ma Silvio risponde:

La Lega non ha mai comandato in cinque anni che siamo stati al governo. Al di là di certe iperbole linguistiche che possono usare i suoi militanti sono sempre state persone molte leali e ragionevoli

Grande amicizia, vera simpatia. Sono tutti compagnoni. Eppure la Lega davvero sembra la vera unica vincitrice. Ma il principale esponente della parte avversa precisa:

la Lega non è coinvolta nel percorso politico del Pdl

e avrà in Parlamento un gruppo separato.

Loro sono un’altra cosa, hanno una propria identità molto territoriale. Con altrettanta simpatia ho visto l’emergere al sud di una forza parallela. C’è equilibrio. E questo è buono e utile

Ma ormai la Lega è un partito di peso. Interpreta e rappresenta politicamente la questione settentrionale. Su Berlusconi che effetto avrà? Certo, i fucili di Bossi e quelli di un altro vincitore, Lombardo, stanno lì. E forse, Berlusconi è più leghista di quanto Veltroni sia mai stato comunista. Il tutto, in senso stretto.


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