Farc: The road to Betancourt

di Paolo Riva 1

So già che cosa starete pensando in questo momento. “Basta coi soliti titoli in inglese siamo italiani”! Avete ragione. In effetti scrivo molto in inglese in quanto mi capita spesso di seguire programmi in lingua originale (inglese o giapponese, ma in quest’ultimo caso sottotitolato) e quindi di “imitare” le frasi in lingua originale per riproporle a voi. Cercherò di impegnarmi e metterne qualcuno in italiano ogni tanto.

In effetti per essere coerenti con l’argomento FARC e Betancourt dovremmo scrivere un articolo in lingua spagnola, però attualmente le mie conoscenze di spagnolo sono troppo di base e farei solo figuracce.

Comunque è ufficiale, il presidente venezuelano Hugo Chavez (ve lo ricordate quello piccolino di fianco a Naomi Campbell nemmeno un mese fa) ha in preparazione una squadra di esponenti politici con un unico obiettivo: la liberazione di Ingrid Betancourt. Sono mesi ormai che si parla di lei. Tra l’altro ultimamente sono trapelate anche delle informazioni, pervenute da Luis Eladio Perez uno degli ostaggi liberati dalle FARC, secondo cui la Betancourt sarebbe gravemente malate e richiederebbe cure.

Da qui la necessità sollevata da Chavez di liberarla. La task force per la liberazione è costituita da un gruppo di mediatori internazionali che attualmente vede l’avvallo di Venezuela, appunto, Francia, Brasile, Argentina e Ecuador. Ovviamente la lista non è ancora da dirsi definitiva, anzi, si aspetta che altri stati decidano di unirsi per la liberazione.

Una liberazione che comunque vuole essere innanzitutto “diplomatica” e non “militare”. Un intervento militare contro un gruppo come quello delle Farc, porterebbe sicuramente al recupero dei 40 – 50 ostaggi nelle loro mani, ma purtroppo morti. Naturalmente non è questo l’obiettivo di Chavez e compagnia che cercando di recuperare viva la Betancourt e tutti gli altri ostaggi ancora nelle mani delle Farc.

Come sempre accade non solo con un mezzo si sta cercando di risolvere la situazione. Si sta infatti creando anche una seconda via, alternativa e antitetica alla prima, guidata da Uribe, il presidente colombiano. Secondo quest’ultimo non è possibile recuperare la Betancourt solo con le parole, ma si ha la necessità di agire, anche con un intervento militare se necessario.

La posizione di Uribe, non si discosta poi molto da quella di chi, nemmeno qualche anno fa, diceva:

Non si può trattare con i terroristi

E allora noi con chi stavamo?

Commenti (1)

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