La fine di un golpe

di Paolo Riva Commenta

Poco meno di un anno fa, Thaksin Shinawatra, fuggiva in esilio dalla Thailandia, insediandosi a Londra, a causa di colpo di Stato che comportò il rovesciamento del governo.

Allora il 58enne Shinawatra era famoso come presidente della Thailandia, oggi ci si ricorda di lui come presidente del Manchester City, squadra che milita nella Premier League Inglese (Serie A inglese n.d.r.). Eppure vi sono sentori che fanno supporre che presto potremmo tornare a riconoscerlo come “premier” piuttosto che come “patron”.

Le elezioni indette in Thailandia per la costituzione di un nuovo governo, infatti, hanno riconfermato al potere gli uomini del PPP, il partito populista thailandese nonché sostenitore di Shinawatra.

Il risultato ottenuto è stato buono, ma non schiacciante. I voti ottenuti, pari a 233 su 480 seggi disponibili alla camera bassa del parlamento thailandese, permetteranno al PPP di governare, ma non da solo. Sarà indispensabile, per avere una maggioranza solida, trattare con altri partiti al fine di istituire una coalizione. Considerando la situazione italiana, forse, sarebbe bene che il PPP si trovi parecchi partiti nella sua alleanza.

Il principale rivale del PPP in Thailandia, il partito democratico, ha conquistato 165 seggi e quindi la terza forza della nazione, il partito della nazione Thai 37.

Un risultato, quello ottenuto, che è rimbalzato da Bangkok a Londra ed è ritornato con una notizia sensazionale. Entro febbraio l’ex-premier potrebbe rientrare in patria, anche se le sue parole su un possibile re-insediamento sono chiare:

Ho intenzione di ritornare come semplice cittadino

Con la speranza, che questa volta, il potere militare non imponga di nuovo il suo volere; “costringendo” a vincere di nuovo il partito con la maggioranza delle preferenze della popolazione.

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