La “spesa” di Berlusconi: 5 dall’UdC e 2 da Api

di IsayStaff 1

Vigilia del discorso parlamentare di Silvio Berlusconi che, mercoledì alla Camera, metterà nero su bianco i cinque punti programmatici intorno ai quali rinsaldare la propria maggioranza. Tra dichiarazioni (di tutti), discorsi alla nazione (di Gianfranco Fini) e denunce di dossieraggio politico (di Futuro e Libertà e delle opposizioni in genere), il Premier ha intessuto il capolavoro diplomatico andando alla ricerca di nuovi adepti e pare, stando a indiscrezioni e conferme, che l’opera di pubbliche relazioni abbia per ora fruttato la scritturazione di sette nuovi alleati.

Finiti nel gruppo misto. Si tratta di cinque ex UdC (Calogero Mannino, Saverio Romano, Giuseppe Drago, Giuseppe  Ruvolo e Michele Pisacane: noti alle cronache poitiche come i cinque “siciliani”) i quali andranno a formare il gruppo “Popolari per l’Italia” e due ex Api (l’Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli), Massimo Calero e Bruno Cesario. Il vocio crescente è che Calearo (il cui recente percorso politico è stato il seguente: eletto con il Pd, passato all’Api, ora nel Gruppo Misto) abbia ricevuto la promessa di un ministero.

Intanto, gli ultimi fatti noti portano a pensare che Berlusconi non chiederà la fiducia ai deputati bensì una indicazione di voto rispetto alla risoluzione illustrata dal fondatore del Popolo delle Libertà. Nel pomeriggio odierno, un summit a Palazzo Grazioli (ne prendono parte Lega Nord e PdL, fuori i finiani che hanno immediatamente dichiarato attraverso il portavoce Benedetto Della Vedova: “Se non verremo coinvolti presenteremo una nostra risoluzione. Noi siamo ancora in attesa di essere consultati“) metterà a punto la strategia condivisa della maggioranza.

Le opposizioni sono sul piede di guerra e denunciano il clima di scarsa (o eccessiva, punti di vista) chiarezza: un sunto emblematico del pensiero delle minoranze lo formisce l’intervento di Pier Luigi Bersani, segretario Pd, secondo cui: “È in corso un’operazione che prelude all’ipotesi del governo Berlusconi-Bossi-Cuffaro. Ma poi sono in corso altre manovre, già successe in passato e che si ripetono: se uno promette la rinomina o comunque uno stipendio è corruzione, roba da magistratura“.

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