De justitia. Ovvero: il Di Pietro natalizio e il Pd in subbuglio

di IsayStaff Commenta



Via le mani dagli occhi. Oppure: via le mani, via gli occhi.


E’ tempo di regali natalizi – praticamente – e di nuove uscite in libreria, signori. Molti anni fa ho lavorato in una Mondadori proprio come potenziamento organico nel periodo delle Feste. E’ edificante vedere cosa esce a Natale.


Giovedì, appuntamento in libreria con Il guastafeste: la ricostruzione dell’esperienza di magistrato e poi di politico di Antonio Di Pietro.


Alcuni rapidi highlighs: Berlusconi viene accostato a Hitler, di Veltroni si rimarca l’ingenuità (sic!!!).

Un’autobiografia, dove Gianni Barbacetto intervista il leader di Italia dei Valori. Il Corriere ne dà alcune anticipazioni, avendola letta in bozze.


Un Di Pietro rammaricato per la vicenda di Raul Gardini:

perché forse avrei potuto salvarlo… ma quello che ho fatto l’ho fatto per mantenere la parola data. È anche per questo che Gardini oggi non c’è più


Se Gardini avesse parlato, racconta Di Pietro, sarebbe stata la caduta degli dei. Avrebbe raccontato dei soldi dati a tutti i partiti, compresa la valigia a Botteghe Oscure per il Pci. E invece arrivò la morte. Una morte ancora non del tutto chiara.


Qui c’è la sua storia in sentenze. Di Pietro racconta, nel libro, naturalmente del capitolo Mani pulite.

Tra i paradisi fiscali, Di Pietro indica anche la Città del Vaticano, con la sua banca Ior. Spiace dirlo, ma è la verità


Il suo antiberlusconismo è accanitissimo. Ma, per lui, è un falso problema.

I magistrati? Rappresentano per Berlusconi ciò che gli ebrei rappresentavano per Hitler: razza infame da eliminare, anzi dementi da mandare nei manicomi. Non lo dico io: l’ha affermato lui stesso! Non credo che bisognerà aspettare molto. La “soluzione finale” è vicina per i giudici

Il sunto del loro rapporto può essere rinvenuto in questa rassegna stampa, certo con una selezione delle notizie alla Travaglio, e quindi da prendere come tale.


Ma non risparmia il Pd.

Sono tornati i vecchi lupi d’apparato. In tutto il Paese, ormai, stiamo assistendo a un redde rationem da Ok Corral che non rende giustizia all’impegno di Veltroni. Il Pd mi sembra un’identità in cerca di autore. Con quale Pd avrei dovuto fare il gruppo unico?


Il Pd, appunto. Oggi Scalfari, su Repubblica, analizza, col suo stile, modo e dalla sua posizione politica, anche le piddine peripezie. Si interroga, il Pd. Ieri la conferenza nazionale del Partito Democratico “Ricostruire la Giustizia”, con le proposte democratiche per la riforma dell’ordinamento giudiziario. Dalla parte di cittadini, dicono loro. Neanche in questo contesto, con un’unica voce. Tanto che Rutelli arriva oggi a dire:

Le divisioni e le differenze nel Pd non sono il male. Abbiamo fatto la scelta di sciogliere un partito e fondarne uno nuovo per trovare sintesi tra le differenze. Il male non sono le differenze, ma la mancanza di sintesi. E la sintesi la fa la leadership


La paura è che la sintesi non sia una dote in possesso di questa “sinistra”.


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