Berlusconi e l’Europa: una guerra ancora aperta

di Roberto Rossi Commenta

Silvio Berlusconi contro l’Europa e il mondo intero. Il cavaliere, al centro della vita politica di questo ultimo ventennio, non ci sta ad esser etichettato come l’uomo nero del vecchio Continente, e rilancia la propria immagine in ambito internazionale. Fino a quando a rappresentare l’Italia c’era lui, dice Berlusconi, “ero uno tra i due o tre capi di governo più autorevoli, l’unico che veniva dalla trincea del lavoro. Certo, mi opponevo alle richieste tedesche come quelle che hanno quasi portato la Grecia alla guerra civile”. Il problema è però un altro: troverà qualcuno disposto ancora a credergli?

In una recente intervista rilasciata a Mattino 5 Berlusconi definisce “un imbroglio” lo spread che tanto sta facendo preoccupare mezza Europa. Anzi, ancor di più: per il cavaliere lo spread è “un’invenzione con cui si è cercato di abbattere una maggioranza votata dagli italiani e che governava il paese. Prima non ne avevamo mai sentito parlare, se ne parla solo da un anno, e cosa ce ne importa?”.

Poi, una correzione del tiro sul governo Monti, che per Berlusconi non ha fatto errori, ma ha la grave colpa di aver seguito “la politica germano-centrica che l’Europa ha cercato di imporre a noi e altri Stati”. Quindi, la conseguenza di aver condotto l’Italia in una situazione molto peggiore rispetto a quando a guidare il Paese c’era il proprio esecutivo, un contesto simboleggiato dalla contrazione del 2 per cento del prodotto interno lordo, e dal deterioramento di tutti gli indicatori (qui il nostro focus: Mario Monti lascia l’Italia senza alternative).

Come se non fosse finita qui, Berlusconi punta dritto al 2013, ricordando di aver già posto i primi passi per una significativa riformulazione del proprio entourage, visto e considerato che “il 50% di candidati abbiamo deciso che verrà dal mondo delle imprese, il 20% sarà preso dalle amministrazioni locali dove c’è chi si è comportato bene e ha dimostrato di saper lavorare, un 10% dal mondo della cultura e un altro 10% sarà preso tra i parlamentari attuali”.

Non è escluso che il Pdl possa cambiare nome. Voi volete suggerire qualche ipotesi?

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