Berlusconi: “Gentiloni? No, Grazie.”

di IsayStaff 1

Che il Cavaliere sappia bene ciò che vuole è cosa nota. Ma quello visto a Roccaraso, durante la festa di FI, intitolata “Neveazzurra”, è spumeggiante sia per quanto riguarda il dialogo sulla legge elettorale, sia per quanto riguarda la discussione sulla riforma Gentiloni.

Sul ddl riguardante la riforma elettorale, Berlusconi ha fatto sapere che è necessario un dialogo con la maggioranza di governo:

Uno sbarramento alto si riesce a governare meglio. In Turchia e’ all’8%, ma non voglio portare questo esempio. Uno sbarramento al 5% e’ il minimo per consentire a un governo di governare. Sono d’accordo con Veltroni che il modello francese sia un buon modello che ha portato a buoni risultati. Per riuscire a fare quanto sta facendo Sarkozy ci vorrebbero due o tre anni.


Ma non c’è solo la legge elettorale nei pensieri di Berlusconi. Vi è anche un pensiero che lo assilla ormai da tempo, la famosa legge Gentiloni, che riguarda le televisioni. Una legge, secondo il Cavaliere, “criminale”:

Non potremmo trattare con forze politiche che mettessero in atto una decisione criminale come il disegno Gentiloni. Non ci sarebbe alcuna possibilità di dialogo con chi agisse in questo modo.

La risposta da sinistra non si è fatta attendere. A portarla sono il ministro Gentiloni e il vicesegretario del PD Dario Francheschini. Il primo, dai microfoni del TG3, ha espresso il suo pensiero riguardo il problema di non confondere il lavoro sulla legge elettorale con quello sulla riforma delle tv:

Bisogna andare avanti anche sulla riforma della legge elettorale, tenendo ben distinte le due cose: se si pensa a scambi sottobanco si fa un grave errore.

Francheschini, tramite ANSA, commenta le parole di Berlusconi con moderazione:

Dall’inizio di questa vicenda abbiamo spiegato in pubblico e in privato l’esigenza di mantenere due piani distinti. Il primo è quello delle riforme e delle regole, dalla legge elettorale alle riforme istituzionali, sul quale serve il dialogo e l’intesa con l’opposizione. L’altro è quello dell’azione di governo, su cui sarebbe proseguito il confronto e lo scontro tra maggioranza e opposizione, come del resto avviene in tutti i Paesi del mondo.

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