Sulla legge elettorale M5S e governo distanti con qualche spiraglio

di Alba D'Alberto Commenta

C’è stato l’atteso incontro tra il Movimento 5 Stelle e il governo nei giorni scorsi sulle proposte per la legge elettorale. Un incontro che sancisce per la prima volta un cambio di strategia da parte di Beppe Grillo, più aperto al dialogo con le altre forze politiche considerate sempre come dei nemici che non sono meritevoli di attenzioni. Ma a cosa porterà questa serie di colloqui sulla legge elettorale? A poco o a niente stando alle posizioni di M5S e Pd.

 

Alla fine dell’incontro il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha affermato che si può ragionare sulle preferenze. La sua apertura su questo punto, richiesto anche da altri partiti anche interni alla maggioranza, significa anche chiusura su molti altri punti. Renzi ha detto che la legge elettorale deve dare la possibilità di governare a chi vince, quindi sul premio di maggioranza e sugli sbarramenti probabilmente la discussione non si potrà spingere molto in profondità.

Sui modelli della legge elettorale c’è molta distanza. L’Italicum proposto da Renzi punta a limitare il peso dei piccoli partiti mentre la bozza del M5S e più su base proporzionale. Renzi ha il suo interesse nel garantire una maggioranza che non sia oggetto di ricatto di piccoli partiti in grado di fare la differenza e punta a vincere le prossime elezioni. Il M5S ha l’idea di una legga che non costringa i partiti ad allearsi per contare. I due partiti hanno i loro interessi e probabilmente ognuno andrà per la propria strada mentre a prevalere sarà chi ha più forza, potere e numeri.