Agenzia delle Entrate. Redditi per tutti, dall’alto della colonna infame

di Angela Gennaro Commenta



La colonna infame. Così l’ha definita Beppe Grillo. L’agenzia delle entrate ha messo on line tutti i redditi dichiarati dai cittadini italiani nel 2005. E’ notizia vecchia, già, con strascichi sempre nuovi.


Perchè la colonna infame. Alessandro Manzoni descrisse la storia dell’intentato processo a Milano, nel corso della terribile peste del 1630 contro due presunti untori. Presunti ritenuti responsabili del contagio pestilenziale, effettuato attraveerso misteriose sostanze. Il tutto partì da un’accusa, non fondata, di una donnicciola del popolo, tale Caterina Rosa.


La Storia colloca il processo nell’estate del 1630. L’epilogo è stato la condanna capitale di due innocenti, Guglielmo Piazza e Gian Giacomo Mora, e la distruzione della casa di quest’ultimo. Proprio al posto dell’abitazione, a monito eterno, venne eretta la colonna infame.

Responsabilità del singolo e credenze e convinzioni personali o collettive a confronto. Al vaglio di Manzoni c’è l’abuso di potere, che travolge il buonsenso e la pietà umana.


Scrive Grillo sul suo blog il 29 aprile.

Chiunque può accedere liberamente, senza essere identificato.Gli è stato suggerito dalla Ndrangheta, dalla Mafia, dalla Camorra e dalla Sacra Corona Unita. Padoa Schioppa e Visco, con la benedizione di Prodi e del centro sinistra unido che mai sera vencido, hanno eseguito. I rapimenti di persone saranno facilitati, il pizzo potrà essere proporzionato al reddito dichiarato. La criminalità organizzata non dovrà più indagare, presumere. Potrà andare a colpo sicuro collegandosi al sito dell’agenzia delle entrate.
I nullatenenti e gli evasori non avranno comunque nulla da temere. Chi paga le tasse sarà punito, chi ne paga molte potrà essere sequestrato, taglieggiato, rapinato.
Le rapine in villa si faranno finalmente in tutta Italia e non saranno concentrate nel Lombardo Veneto.
Gli odi familiari troveranno libere manifestazioni, chi non ha concesso un prestito in famiglia e ha un alto reddito sarà finalmente smascherato.
Follia, questa è follia. Dopo l’indulto che ha liberato le carceri questo ex governo di imbelli, presuntuosi e deficienti fornisce ai criminali le informazioni sul reddito e l’indirizzo di casa dei contribuenti. Pagare le tasse così è troppo pericoloso, meglio una condanna per evasione fiscale che una coltellata o un rapimento. Il rapporto fiscale è tra il privato cittadino e lo Stato e tale deve rimanere.
Inviamo una mail al prossimo ministro dell’Economia Giulio Tremonti perché ristabilisca le regole della convivenza civile e blocchi l’accesso a chiunque di dati sensibili privati.
Nei prossimi giorni cercherò di capire chi è l’ispiratore di questa schifezza. È giusto che tutti lo vengano a sapere e che risponda delle eventuali conseguenze


Vincenzo Visco, viceministro dell’Economia uscente (ormai uscito), e Massimo Romano, direttore generale dell’Agenzia delle Entrate, sono convinti di riuscire a dimostrare le loro ragioni.


Ragioni che dovranno spiegare al cospetto del Garante per la Privacy e di fronte al pubblico ministero.

Con argomenti capaci di svelare una certa ipocrisia con cui tutta questa vicenda è stata affrontata e la pelosa indignazione che l’ha accompagnata. Visco è tranquillo e non potrebbe essere diversamente, visto che riteniamo che il reato che viene ipotizzato, il trattamento illecito di dati personali, non può conoscere destino diverso che non un’archiviazione. Va da sé che rispettiamo il lavoro di un magistrato responsabile e capace come il procuratore aggiunto Franco Ionta, ma è altrettanto chiaro che in questa storia le procedure sono state rispettate e che chi oggi le contesta nel dibattito pubblico dovrebbe avere almeno l’onestà intellettuale non di cavillare, ma di dire con chiarezza agli italiani che non vuole che un principio di trasparenza fissato per legge nel lontano 1973 venga applicato. Si abbia insomma il coraggio di riconoscere che quelle norme non vanno più bene e che, negli anni scorsi, quando pure sono state applicate qualcuno dormiva

A spiegarlo è Guido Calvi, legale di Visco.


La difesa. Si baserà su quanto già emerso nel decreto del 5 marzo 2008 con cui è stata disposta la pubblicazione online degli elenchi dei contribuenti per l’anno di imposta 2005. Quello che è stato chiamato il colpo di coda avvelenato della leegislatura morente.

principio di trasparenza e l’obbligo di pubblicazione

dei dati fissato dalla legge del 1973. Su questo si insiste. E poi:

assoluta equivalenza tra lo strumento della carta stampata e Internet

Insomma. Ma, si sa, i politici, in particolar modo quelli di centrosinistra, non hanno avuto e non hanno ad oggi un buon rapporto con le nuove tecnologie. Un rapporto cosciente.


Questo il filo logico dell’Agenzia delle Entrate: in passato i quotidiani hanno pubblicato elenchi completi di contribuenti. Veicolando i contenuti su carta e su web. Se il Garante non ha detto nulla allora, per il cartaceo, cosa cambia ora? La difesa è dall’accusa di non aver consultato il Garante prima della diffusione degli elenchi online. E dalle parole di Grillo. Un’invettiva che ha un potere forte. Per la massa che mobilità, e per il conteenuto deei messaggi.


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