Visita Imam: Questo incontro non s’ha da fare

di Paolo Riva Commenta

Lo scenario è quello della città di Roma. La capitale italiana, la sede del governo che tanto in questi giorni sta patendo le pene delle inferno, che però potrebbero definitivamente placarsi; ma è anche sede della Città del Vaticano, lo stato pontificio, casa del Papa e più in generale della religione cristiana.

Eppure l’evento su cui vale la pensa soffermarsi in questa assolata, almeno nel milanese, mattinata riguarda due religioni che cristiane non sono, ma che a Roma hanno trovato un punto di incontro, seppur solo teorico, ovvero la religione ebraica e la religione musulmana.

Era in programma in questi giorni, che nella striscia di Gaza vedono i rapporti tra israeliani e palestinesi al massimo della tensione, in quel di Roma, la visita da parte dell’Imam della Grande moschea, Ala Edin Mohamed Ismail al Ghobashy alla sinagoga di Roma.


Un incontro che al di là dell’importanza per il dialogo tra la due religioni, notoriamente protagoniste degli scontri in Israele, doveva essere un segno di fratellanza e di scambio culturale lontano geograficamente dai luoghi degli scontri ma vicino, vicinissimo, spiritualmente per mostrare quanto non vi debba essere odio tra le due religioni.

Purtroppo però l’incontro, non si farà. Sembra infatti, seppur questa versione sia stata smentita dagli stessi interessati, che il più grande esponente dell’Islam sunnita ovvero l’Università de Il Cairo abbia imposto un veto assoluto all’Imam per quanto concerne la visita alla sinagoga.

Le smentite non hanno tardato ad accorrere. La dichiarazione ufficiale sembra più un “pensierino”, dove si vuole soltanto confermare la nostra ipotesi:

Al Alzhar non interferisce nell’amministrazione del Centro culturale islamico a Roma, e non interviene in nessun arrangiamento relativo alle visite che vengono effettuate dai responsabili del Centro.

Un annullamento che da qualunque direzione lo si voglia vedere, in realtà rimane solo ed esclusivamente un fallimento. E’ impensabile che in un paese civile quale è l’Italia, in un paese libero dove ognuno può professare la propria religione debbano arrivare questo genere di veti “dall’alto”.

Come già espresso poco sopra, queste pressioni sono state smentite. Con la speranza che sia stato davvero così, in caso contrario ci troveremmo di fronte ad un blocco del dialogo senza condizioni che può sfociare in unica soluzione.

Sempre la stessa, solita, dannata soluzione.

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