Vai al contenuto
Home » USA: Presidenziali 2008 » Sarah Palin, la carta vincente dei repubblicani

Sarah Palin, la carta vincente dei repubblicani

Il congresso di Denver, quello di fronte democratico per chi non ne avesse ancora sentito parlare, si è chiuso con tante certezze per il suo leader Barack Obama e con un clima di unione e di voglia di mostrare il proprio potenziale che mai, in questi mesi, si era visto nell’anima del partito e che molti, durante le primarie, avevano messo in dubbio a causa della lotta troppo equilibrata tra i candidati. Cosi da Denver si passa a Dayton con la carta vincente che John McCain ha deciso di schierare per battere i democratici.


La sconfitta di Hillary è stata bruciante. Forse ancora di più dentro di lei alimentata anche dalla consapevolezza di essere divenuta “una delle tante” che voterà Obama piuttosto che la candidata che tutti i democratici desiderano votare. Ma non solo. Tutto il suo ideale del candidato donna, del girl-power nella potenza mondiale più forte sono svaniti in fumo. E questo, malgrado tutto, Hillary lo sa, ma ingoia il boccone amaro senza tante storie.

Anche quella vecchia volpe di McCain, 72enne repubblicano, lo sapeva e per distruggere quella fiducia che i democratici si erano creata in questi giorni a Denver è bastato veramente poco, è bastato un semplice colpo a sorpresa. Cosi la ferita che durante le primarie sanguinava sul corpo democratico e poi rimarginata con le cure di tutto il partito, si riapre per sanguinare copiosamente.

Una donna. Non Hillary ovviamente, ma la semi-sconosciuta Sarah Palin governatrice dell’Alaska, 44enne, pronta a portare quel girl-power che Hillary tanto sognava e che poi, miseramente, ha dovuto abbandonare. Ora quel sogno può ritornare realtà anche grazie alla donna di Anchorage.

La mossa è atta a togliere l’equilibrio, instabile, creato dai democratici invitando l’elettorato femminile, ma ancor meglio l’elettorato di Hillary, a votare verso i repubblicani. Quei 18 milioni di elettorato che Hillary ha convinto, oggi sono i grandi indecisi e ago della bilancia di una presidenziale che, volente o nolente, verrà ricordata forse per la sua platelità che per l’effettiva importanza dei contenuti.