Salva-Premier, a volte ritornano. Il Lodo Schifani Redux

di IsayStaff 1



Il Quirinale è preoccupato. Il Colle emana e propaga nell’aria di Roma inquietudine. Il Consiglio Superiore della Magistratura, nella persona del suo vicepresidente, Nicola Mancino, pure. Ma si sa, il Csm troppo spesso si è posto nella condizione di essere e poter essere criticato.


Pochi cittadini lo sanno e lo tengono presente nella quotidianità: c’è un processo, il processo Mills, in cui Silvio Berlusconi è imputato di corruzione in atti giudiziari. In cui rischia, si è detto in passato, di essere condannato.


Il futuro: oggi un emendamento al decreto sicurezza, l’unico contenitore disponibile che gli può garantire la rapidità necessaria, per bloccare tutti i processi che

non destino grave allarme sociale

per i reati commessi fino al 2001. Esattamente il lasso di tempo necessario per i fatti del Processo Mills.

L’inchiesta che ha portato al processo Mills, condotta dai pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo, sostiene che Berlusconi nel 1997 fece inviare 600.000 dollari all’avvocato Mills come ricompensa per non aver rivelato in due processi, in qualità di testimone, le informazioni in suo possesso sulle società estere, che la procura ritiene la «tesoreria occulta» del gruppo

Poi? Poi, naturalmente, un disegno di legge. Una legge ordinaria che riproponga il lodo Schifani: inchieste congelate per le più alte cariche dello Stato. La chiamano La tentazion del Pdl.


Il Lodo-Schifani, sì. Norma dichiarata incostituzionale. Schifani, sì, l’attuale Presidente del Senato. Pare che Silvio abbia già detto:

Sul lodo Schifani non mi fermate

La legge venne dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale il 13 gennaio 2004.



I giudici ritennero non infondata la questione di legittimità costituzionale del “Lodo Schifani” in quanto in contrasto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione. In particolare i giudici misero in evidenza che la legge è in contrasto con il principio di uguaglianza e viola l’obbligatorietà dell’azione penale.


Eh, ma a volte ritornano. L’avvocato di Berlusconi nel Processo Mills, Niccolò Ghedini, continua ad escludere dal novero delle possibilità quella della condanna del Premier. Ma evidentemente prevenire è meglio che curare. Quindi spazio, nel decreto sicurezza, alla norma che, toh, proprio Ghedini aveva proposto sin da quando il Governo ha cominciato a lavorare sul pacchetto.


Non sarà il governo a presentare l’emendamento, (a futura memoria). Sarà un esponente del Pdl. Anche perchè la sentenza Mills potrebbe arrivare prima della pausa estiva.


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