Renzi contro tutti

di Roberto Rossi Commenta

Il sindaco di Firenze Matteo Renzi è uscito definitivamente allo scoperto, aprendo una grave spaccatura all’interno del Partito Democratico. L’impressione è tuttavia che quella di Renzi sia stata la tradizionale goccia in grado di far traboccare il vaso, visto e considerato che le tensioni all’interno dei democratici erano già esplose nel corso delle ultime settimane, con possibilità di scissione che sembrano essere sempre meno improbabili.

Ad ogni modo, la crepa più grave vede come protagonista il sindaco Renzi. “Ho la certezza che i bersaniani vogliono che io me ne vada. Questo è il loro obiettivo. Ma io rimango” – ha affermato il sindaco, per poi rilanciare, dalle comode poltrone di Porta a Porta: “Non metto nessun niet all’ipotesi di candidarmi al congresso”.

Una convinzione, quella di Renzi, che sembra essere supportata da due recenti colloqui avuti da Renzi con gli ex rottamati. Un primo colloquio sarebbe avvenuto con Walter Veltroni; un secondo, con Massimo D’Alema. Due incontri che avrebbero fatto salire ulteriormente la tensione tra Renzi e Bersani, con il deputato Angelo Rughetti (Pd, fronte renziana) che spiega: “La verità è che il partito è gestito come se le primarie non fossero mai avvenute e non vi fosse un 40 per cento del nostro elettorato che ha votato Matteo (…) Nelle sezioni se accompagni un cittadino o un amministratore locale a fare una tessera del Pd, se è renziano non gliela fanno».

Particolarmente delusi dall’evoluzione dei rapporti intra-Pd sono gli ex Ppi, che si sentono fondamentalmente esclusi dai giochi, tanto da sollevare un problema ancor più grave: la possibile assenza di un cattolico al Colle. Un evento che, secondo Fioroni, “vorrebbe dire che è finita una stagione”.

Insomma, acque agitate nel Pd, tempi di attesa sul fronte Pdl – Lega, e uno strano mix tra attenzioni mediatiche, rumors e silenzi sul fronte Cinque Stelle. Il tutto, mentre il mandato di Napolitano, e il lavoro del Comitato dei Saggi, è pressochè terminato.

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