Posizione Renzi su Presidente della Repubblica

di Roberto Rossi Commenta

Il sindaco di Firenze Matteo Renzi, sempre più al centro delle cronache politiche delle ultime settimane, ha bocciato due colleghi Pd candidati (potenziali) al Quirinale: Franco Marini e Anna Finocchiaro. Una bocciatura piuttosto sonora, che rappresenta una ulteriore spaccatura all’interno del Partito Democratico, e che apre numerose nuove aree di interpretazione su quanto potrebbe ora accadere nel movimento guidato da Pier Luigi Bersani.

Secondo Renzi e , in particolar modo, sulla possibilità di eleggere al Colle un uomo “cattolico” come Marini, il sindaco dichiara che “è gravissimo e strumentale il desiderio di poggiare sulla fede religiosa le ragioni di una candidatura a custode della Costituzione”. Non solo. Stando a quanto affermato in una recentissima intervista, Renzi avrebbe sottolineato che “due mesi fa Marini si è candidato al Senato dopo avere chiesto (e ahime ottenuto) l’ennesima deroga allo statuto del Pd. Ma clamorosamente non è stato eletto. Difficile a mio avviso, giustificare un ripescaggio di lusso, chiamando a garante dell’unità nazionale un signore appena bocciato dai cittadini d’Abruzzo”. Gli attacchi di Renzi si sono inoltre estesi ad Anna Finocchiaro, della quale ha ricordato le foto della spesa all’Ikea con la scorta.

Ma chi saranno allora i nomi “forti” per succedere a Napolitano? Secondo una interessante analisi di Roberto Landucci su Reuters, “i nomi finora più accreditati dagli analisti politici come successore di Giorgio Napolitano sono ora quelli di Giuliano Amato e Romano Prodi. L’elezione del primo, ritenuto accettabile dal centrodestra, sarebbe funzionale ad un’intesa tra Pd e Silvio Berlusconi su un futuro governo. Ma l’accordo deve ancora essere siglato e la condizione posta da Berlusconi di riservare alcuni ministeri ad esponenti di spicco del suo partito in un governo di larghe intese non è stata finora accettata da Bersani”.

Insomma, la strada verso il Colle sembra essere in salita, e l’opportunità di “sbrigare” in tempi celeri la faccenda Quirinale sembra allontanarsi sempre più.

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