Oui or non, Monsieur Prodì?

Alitalia

Cliccando su Repubblica.it, prima di aprirsi l’articolo sull’affaire Alitalia, il sistema indirizza automaticamente e per qualche secondo – come sempre accade sulle notizie più cliccate – su una pubblicità. Quella delle MilleMiglia Alitalia. La logica e il collegamento, casuali o scontati che siano, lasciano un po’ perplessi.

Alitalià. Speriamo non diventi Alitalie, suonerebbe maluccio. Ma i Francesci per fortuna sono un popolo per molti aspetti illuminato. Ieri il CDA della nostra compagnia di bandiera ha finalmente deciso – e lo ha fatto all’unanimità – di sbloccare la situazione e avviare la trattativa in esclusiva con Air France-Klm per la vendita della quota del 49,9 per cento detenuta dal Tesoro. Apriti cielo. Il partito del sì e il partito del no si sono levati.

Mondiali di calcio 2010 a rischio

Dopo otto competizioni mondiali passate senza problematiche di livello politico, l’edizione che si svolgerà in Sudafrica tra 3 anni (alla quale la nostra nazione, se parteciperà, sarà campione del mondo in carica) potrà riportarci a immagini, che per me sono solo “ricordi televisivi”, di tensione simili a quelle provate durante l’edizione dei mondiali di calcio di Argentina del 1976.

Si sono svolte, infatti, settimana scorsa le elezioni per l’elezione per la presidenza dell’ANC (African National Congress), primo partito del paese. L’ANC oltre ad essere stato famoso in passato per aver permesso a Nelson Mandela di divenire Presidente del Sudafrica, è il partito dell’attuale capo di stato sudafricano Thabo Mbeki.

Mbeki, presidente dal 1999, fautore di una politica moderata (come il suo predecessore Mandela), rischia ora di perdere la presidenza del paese nel 2009, anno in cui si svolgeranno le elezioni, a favore di Jacob Zuma, che mercoledì scorso ha vinto con un plebiscito le elezioni per la presidenza dell’ANC e si è quindi candidato a divenire successore della poltrona di Mbeki.

Napolitano: Prendiamoci le nostre responsabilità

E’un presidente della Repubblica sicuro delle sue dichiarazioni, pronto a difenderle a spada tratta, integerrimo contro il terrorismo che, da alcuni anni, sta dilaniando i paesi occidentali e non solo. Questo è ciò che è trapelato dalle parole di Giorgio Napolitano, che dopo l’intervento al Quirinale replica i concetti in videoconferenza dal Coi, il Centro Operativo Interforze, di istanza a Centocelle, (sede di un aeroporto militare n.d.r.).

Un discorso, quello del nostro Presidente, che vuole essere un elogio e un messaggio atto a motivare le forze militari presenti sul nostro territorio e sul territorio internazionale, dichiarando che è importante che la nostra nazione si prenda le responsabilità in questioni “internazionali” che la riguardano in primo piano.

In questo mondo attraversato da tante tensioni, da conflitti, aree di crisi e situazioni complesse da dipanare e risolvere l’Italia non può chiudersi nelle sue mura di casa, non può rinchiudersi in se stessa del nostro ruolo storico e dell’orgoglio nazionale di un grande Paese collocato in una posizione di prestigio e di importanza innegabile.

Finanziaria: No, Ni…SI

Tra pochi minuti prenderanno il vita le votazioni per la fiducia alla legge Finanziaria. E dopo un iniziale situazione di crisi sembra che la maggioranza al Senato dovrebbe farcela senza poi troppi indugi.

Le votazioni si svolgeranno in tre sessioni, come usuale. La prima appunto si terrà questo pomeriggio verso le 18.30, la seconda alle 19.30 e quindi l’ultima domani mattina alle ore 9.30, che permetterà poi di dare il via libero definitivo.

La fiducia è quindi in mano ai “soliti noti”, ovvero ai diniani, alla sinistra estrema (che poco ha da spartire con il PD o l’ULIVO) e ad alcuni voti di partiti misti.

Sicurezza: Il governo lascia cadere il dl

Le parole del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, in mattinata hanno ufficializzato la posizione del governo riguardo il dl sicurezza di cui si ampiamente parlato in questi giorni.

Il ministro ha affermato:

Il governo ha mantenuto l’impegno preso al Senato: la via più diretta e lineare sarebbe stata la possibilità di togliere l’articolo 101-bis, che è improprio come collocazione e con una formulazione in parte errata. Ma non è possibile oggettivamente perché il Senato ha un calendario molto denso dovendo approvare finanziaria e welfare. L’altra strada a cui avevamo pensato, cioè un decreto legge ad hoc per togliere la norma, si è rivelato di difficile applicazione. A questo punto per mantenere l’impegno la via è quella di rinunciare alla conversione del decreto legge e contemporaneamente il ministero dell’Interno, che è titolare del provvedimento, sta valutando la costruzione di un altro provvedimento legislativo.

Il governo quindi fa marcia indietro sul dl sicurezza e decide di lasciare decadere i termini di scadenza per questo dl, al fine di prepararne uno nuovo ed approvarlo entro la fine dell’anno. Una decisione questa che potrebbe risultare decisamente rischiosa.

Una sicurezza incostituzionale

Governo impegnato sul decreto legge sicurezza e il “piccolo” problema di incostituzionalità che si trascina da tempo. Il fatto è che il problema sarebbe veramente un’inezia, se non fosse che la situazione di fiducia traballante della maggioranza in questo periodo, lo stia rendendo un problema improbo da risolvere. Tanto complicato che, in data odierna, la seduta della Camera è stata sospesa e rinviata a mercoledì mattina per poter permettere a chi di dovere di prendere una decisione in merito.

Cerchiamo di capire dove sta la problematica di questo decreto legge e il perchè comporti tutti questi impedimenti burocratici.

Non è il decreto sicurezza nella sua totalità a causare questa situazione, quanto una norma in esso contenuta, la cosidetta norma antiomofobia che prevede un giro di vite nei confronti di chi dovesse compiere atti di discriminazione anche in relazione all’identità di genere.

Addio…Speciale alla Guardia di Finanza

Alla fine l’unica soluzione non preventivata è accaduta, Roberto Speciale, ex generale della Guardia di Finanza, revocato qualche mese fa dal suo incarico da parte del governo e poi reintegrato dal Tar del Lazio, ha deciso di dimettersi dalla funzione di comandante della GdF.

Una decisione, quella dell’ex generale, arrivata in mattinata dopo che, il premier Romano Prodi, al termine della consultazione con il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa, aveva deciso di fare ricorso alla sentenza del Tar del Lazio, appellandosi al Consiglio di Stato.

Intervistato ai microfoni di SKY TG24 l’ex comandante ha dichiarato:

Il Tar del Lazio mi ha restituito il comando della Guardia di Finanza. Io per spirito di servizio, affinché cessi così una vergognosa polemica… faccio un passo indietro. Rinuncio all’incarico che i giudici mi hanno restituito, quello che mi premeva e che i giudici mi hanno restituito è l’onorabilità. Ora sono soddisfatto e non ho altre richieste.

Qualcosa di veramente…Speciale

Sarebbe bello dire che lo “speciale” del titolo fosse una novità interessante, una bella novità che permetterà agli italiani di trovare un bel regalo sotto l’albero in questo periodo di festività. Invece lo “speciale” di cui si parla non è nient’altro che il generale Roberto Speciale, generale al comando della Guardia di Finanza, successivamente revocato e quindi, grazie alla sentenza del Tar del Lazio, nuovamente reintegrato.

Proviamo a capire una storia, che ha molte sfaccettature nascoste e molti insabbiamenti, forse più degni di un thriller hollywoodiano che della soleggiata Italia. Per comprendere la storia dobbiamo tornare indietro fino all’anno 2006.

Nel 2006, appunto, il vice-ministro delle Finanze Visco decide di trasferire 4 ufficiali della Guardia di Finanza, impegnati al nord in alcune inchieste decisamente delicate (non so se ricordate il Caso Unipol). Fin qui sembrerebbe che non ci sia niente di particolarmente sospetto, se non che alla richiesta di valide motivazioni per questi trasferimenti, il vice-ministro ha risposto con il silenzio. Da qui iniziano i sospetti, che aumentano ancora di più quando, il presidente del consiglio Romano Prodi prende in mano la situazione e va a spostare Speciale alla Corte dei Conti, rendendo la situazione sempre più dubbia. Il motivo è chiaro: perché spostare una persona di “dubbia” affidabilità (almeno agli occhi del vice-ministro, chiaramente noi non possiamo giudicare sul suo operato) in un organo dello stato di ampia importanza?

Un’Italia senza futuro

E’notizia di alcune ore fa. I tre maxiemendamenti della Finanziaria sono ufficialmente passati alla camera dei deputati con 3 votazioni di fiducia che hanno sempre visto la maggioranza avere più di 320 voti.

Questi maxiemendamenti comporteranno uno sforzo economico superiore a quello previsto precedentemente dal governo, che inizialmente aveva definito una manovra finanziaria pari a 10,7 miliardi di euro, ma che con la approvazione di questi tre emendamenti vede lievitare a 16,3 miliardi le spese previste dal governo per l’anno successivo.

Un aumento, assicura Palazzo Chigi, che non peserà ulteriormente sulle tasche degli italiani (che già in questo momento si sentono abbastanza tassati), ma che recupererà i quasi 6 miliardi mancanti da tagli alle spese previste nella prima versione della finanziaria (quella da 10,7 milioni). Un’affermazione questa poi non propriamente vera, in quanto è già stato previsto per il 2008 un aumento sul prezzo delle sigarette.

L’Europa riparte da Lisbona

Lisbona batte Nizza 2 a 0 verrebbe da dire. Non parliamo di un risultato calcistico quanto invece dell’approvazione della costituzione europea che verrà approvata definitivamente nel 2009. Oggi i capi di stato si sono ritrovati appunto a Lisbona per porre la propria firma sull’approvazione del trattato UE. La “vittoria” di Lisbona deriva dal fatto che poco più di 2 anni fa, nel 2005 a Nizza, la costituzione europea vedeva una situazione di stallo, causata dai “no” referendari di Francia e Olanda.

Il nostro paese si vedeva rappresentato dal premier Romano Prodi e dal Ministro degli Esteri Massimo D’Alema. Grande assente dell’evento il premier inglese Gordon Brown che si è fatto sostituire dal suo Ministro degli Esteri, David Milliband.

Il trattato, che paradossalmente conferma per la maggior parte ciò che fu respinto nel 2005, porterà delle leggere modifiche a livello di istituzioni per quanto concerne la politica europea. La presidenza della UE sarà stabile per 5 anni ed inoltre verrà istituita la figura del Ministro degli Esteri, di cui ancora oggi non si conoscono le funzioni effettive, che dovrebbe però gestire una specie di servizio diplomatico europeo.