Il Pakistan piange Benazir

di Angela Gennaro Commenta

 

Il Paese piange, il Paese lotta. Per i funerali di Benazir Bhutto, si parla di centinaia di migliaia di persone. E le violenze e gli scontri vanno avanti. Un’autobomba è esplosa nella valle di Swat, nel corso di un comizio dei sostenitori del presidente Musharraf. Vittima, un candidato del partito al potere e due suoi sostenitori.


Karachi, capitale della provincia meridionale del Sindh e roccaforte politico-elettorale della Bhutto, è isolata. Le forze di sicurezza della provincia hanno l’ordine di sparare ad altezza d’uomo contro i manifestanti. I collegamenti ferroviari sono bloccati: i rivoltosi avevavo saccheggiato alcune stazioni e incendiato un convoglio. Jacobabad, nella stessa provincia,  incendiati un tribunale, alcune banche e altre costruzioni, mentre alcune banche e diversi negozi, inclusi quelli di proprietà della famiglia del primo ministro, Mohammedmian Soomro, sono stati assaltati. Nel distretto di Thatta, tre carceri sono state date alle fiamme e più di 400 detenuti sono stati liberati. E’ stato proclamato uno sciopero generale, osservato in più città, e si sono fermati edifici governativi e scuole. Un primo bilancio degli scontri è di almeno 20 morti, compreso un poliziotto. Sono stati effettuati decine di arresti. Nonostante la situazione ormai fiuori da ogni gestione, il premier Soomro ha confermato che le elezioni dell’8 gennaio non verranno spostate.

I funerali di Benazir Bhutto sono stati celebrati nel villaggio di Garhi Khuda Baksh. La cerimonia, cui hanno partecipato centinaia di migliaia di persone, si è svolta senza scontri. I partecipanti gridavano semplicemente “Benazir è viva”. Il feretro era avvolto nella bandiera verde, rossa e bianca del Partito popolare, seguito perle vie del piccolo centro dal marito, Asid Ali Zardari, e dai loro tre figli in lacrime. I quattro sono rientrati da poche ore da Dubai: negli Emirati Arabi Uniti Benazir Bhutto aveva infatti passato gli otto anni di esilio volontario terminati lo scorso ottobre. La bara è stata riposta nella tomba di famiglia, accanto a quella del padre Zulfikar Ali Bhutto, primo premier eletto con voto popolare nel 1973, deposto quattro anni dopo e impiccato nel 1979.

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