Arche de Zoè Affaire. Rientrano a Parigi i sei francesi condannati ai lavori forzati in Ciad

di Angela Gennaro Commenta

 

Sono rientrati ieri in Francia i sei cittadini francesi, membri dell’organizzazione non governativa ”L’Arche de Zoe” , accusati di avere cercato di portare in Francia 103 bambini, affermando che si trattava di orfani del Darfur. Si è poi appurato che in realtàb provengono in larga partedal Ciad e che hanno almeno ancora un genitore in vita. Gli imputati devono rispondere anche di falsa testimonianza e falso in atto pubblico.

Si dichiarano non colpevoli e affermano di essere stati ingannati dai loro contatti locali. Il loro ritorno in patria è stato permesso grazie ad un accordo di altissimo livello tra la Francia e il Ciad e ad una convenzione risalente al 1976. “L’Arche de Zoè” è un’associazione non governativa in difesa dei bambini. I sei cittadini francesi suoi membri sono stati condannati in Ciad a otto anni di lavoro forzato, mercoledì scorso. Ma la sentenza è stata commutata, e sconteranno la pena in Francia, dove i lavori forzati non sono previsti.

Sono atterrati a Parigi, e ai familiari all’aeroporto non è stato permesso di incontrarli: ” Sono prigionieri” ha detto la moglie di uno di loro. La procura della Repubblica di Bobigny ha disposto il loro trasferimento in un istituto penitenziario in attesa che il tribunale concordi la modlità di adattamento della pena. Francois Molins, il procuratore di Bobigny che li ha accolti all’aeroporto, ha dichiarato in conferenza stampa che la decisione verrà presumibilmente presa entro metà gennaio.

La fase africana della vicenda sembra essersi conclusa, dunque. Ma in Francia scoppiano le polemiche, e si sospetta che il Presidente Sarkozy abbia promesso una qualche forma di compenso al Ciad per far estradare i cittadini francesi. Addirittura Antoine Glaser, direttore de Lettre du Continent, una pubblicazione specialistica sull’Africa, ha affermato che Idriss Déby, Presidente del Ciad, avrebbe quasi certamente ricevuto in cambio armi. Proprio quello di cui avrebbe bisogno per sedare una rivolta.

Fonti del Ministero della Giustizia Francese specificano che i sei membri de “L’Arche de Zoè” dovranno affrontare una detenzione di almeno quattro anni prima di poter provare ad uscire dal carcere. Gli imputati, dopo uno sciopero della fame durato per tre settimane, vengono descritti dai loro avvocati come deboli e provati.

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