Not in my pocket

di Francesco Giurato Commenta

La prossima settimana al Senato sarà affrontata la discussione sul cosiddetto emendamento ammazza Europa 7: ci auguriamo che il Governo, anche alla luce della sentenza del Consiglio di Stato che fa proprie le conclusioni della Corte Europea di Giustizia, voglia assumere tutti i provvedimenti necessari per consentire ad Europa 7 di poter immediatamente illuminare l’intero territorio nazionale.


Parole di speranza quelle di Beppe Giulietti, che a nome di Articolo 21 ha presentato una raccolta firme contro la paventata decisione dell’esecutivo di andare incontro alla multa inflitta dall’Unione europea pur di non mandare Rete 4 sul satellite. L’iniziativa, Not in my pocket, ammonisce chiaramente fin dal nome sulle sue finalità. Ovvero impedire che siano i cittadini a dover pagare una tassa per tutelare gli interessi imprenditoriali del presidente del consiglio.


Sarebbe grave, anzi gravissimo – prosegue l’appello di Articolo 21 – se il Governo del conflitto di interessi dovesse decidere di perdere tempo e di puntare tutte le sue carte sull’indennizzo che, in caso di mancata risposta , dovrebbe essere erogato a ‘Europa 7′ a spese dei contribuenti. Analogo indennizzo sara’ probabilmente pagato anche per il mancato recepimento delle procedure di infrazione avviate dalla Commissione Europea. I cittadini – si ribadisce – non possono essere chiamati a pagare una tassa solo e soltanto per tutelare gli interessi del presidente del Consiglio.


O forse sì.


Perchè, come ha fatto sadicamente notare quel comunista di Marco Travaglio, ad occuparsi della soluzione dell’intricata questione è stato chiamato naturalmente il governo in carica, presumibilmente nella persona del sottosegretario Paolo Romani e nello spirito del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. Amen.


Ricapitolando in sedici parole, il patron di Europa 7 Francesco Di Stefano, nelle tre cause intentate contro lo Stato per la mancata assegnazione delle frequenze, si vede riconosciute le proprie ragioni. Innanzitutto chiedeva una risposta, e vista la situazione la desiderava anche affermativa e vincolante per la controparte, lo Stato. E’ stato servito. Il Consiglio di Stato sembra avere replicato il pronunciamento della Corte di Giustizia europea del 31 gennaio scorso, imponendo l’assegnazione delle frequenze allo Stato. Che a tempo fino al 15 ottobre per depositare i documenti relativi a ciò che avrà deciso di fare.


Come dire, e Travaglio lo ha detto, il detective incaricato di chiudere il caso è l’assassino.


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