E’ morta Eleonora Chiavarelli, la moglie di Aldo Moro. “Sulla vita e sulla morte di mio marito giudicherà la storia”

di Joel Commenta

Lottò contro i poteri forti e gli uomini di comando della Dc per la libertà del marito. “Se solo fossero stati modestamente intelligenti avrebbero capito che al potere non si arriva mai attraverso il delitto

E’ morta oggi un altro pezzo di storia della politica italiana. Eleonora Moro, vedova di Aldo Moro, lo statista democristiano che fu ucciso dalle Brigate rosse il 9 maggio del 1978, aveva quasi 95 anni. I funerali si sono svolti questo pomeriggio a Torrita Tiberina, il paese dove è sepolto il marito e leader democristiano. Sarà sepolta accanto all’uomo che ha provato a salvare sino all’ultimo. La donna è venuta a mancare nella sua abitazione romana, chiudendo una storia poco conosciuta ai tanti giornalisti-paparazzi del gossip-politico italiano, ma che era invece molto profonda e intensa tra i due.

 Dopo l’agguato del 16 marzo 1978,
il giorno in cui doveva avvenire la presentazione del nuovo governo, guidato da Giulio Andreotti, la Fiat 130 che trasportava Aldo Moro dalla sua abitazione nel quartiere Trionfale zona Monte Mario di Roma alla Camera dei deputati, fu bloccata da un commando delle Brigate Rosse all’incrocio tra via Mario Fani e Via Stresa. In pochi secondi, i terroristi uccisero tutti i 5 uomini della scorta (Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi) e sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana. La signora Moro, da sempre donna riservata e decisa, pur di riuscire nella titanica impresa di salvare la vita del marito, cominciò a bussare a tutte le porte della politica, del Vaticano, delle Istituzioni tutte, senza mai arrendersi. La sua rigorosa  fermezza fu tra i motivi che convinse perfino il pontefice Paolo VI, a scrivere una lettera commovente “agli uomini delle Brigate rosse”. Uno spiraglio, seppur piccolissimo di speranza e di salvezza, la signora Moro pensò di averlo trovatoo anche nella posizione che prese il leader socialista Bettino Craxi, uno dei pochi all’epoca dei fatti che voleva percorrere la via della trattativa.

In molti però, con il passare dei giorni, intuirono che la via della salvezza per il leader democristiano, si allontanava sempre più. Quando il 9 maggio del 1978, dopo 55 giorni di prigionia, Aldo Moro fu  trovato morto in via Caetani, la vedova dette inizio ad una nuova fase della sua vita: una dura e continua protesta contro i sostenitori della “linea della fermezza” nelle trattative con i terroristi, in particolare contro il segretario della Dc Benigno Zaccagnini, l’allora presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, e il ministro dell’Interno, Francesco Cossiga. Protesta che attuò poi con la storica decisione di partecipare ai funerali degli uomini della scorta, che furono trucidati nel blitz delle Brigate rosse in via Fani, ma rifiutò quelli di Stato per il marito.

Sulla vita e sulla morte di Aldo Moro giudicherà la storia. Quelli che erano nei vari posti di comando lo volevano eliminare” disse pochi anni fa all’ex magistrato Ferdinando Imposimato che, con qualche guaio, riportò quel giudizio nel libro scritto con Sandro Provvisionato, “Doveva morire“. “Aldo Moro era un uomo che non aveva paura. Camminava verso la sua morte tranquillo,come se andasse a fare una passeggiata. Quando una persona non la si può corrompere, né spaventare, l’unica possibilità è quella di eliminarla perché troppo pericolosa. Aldo conosceva fatti che risalivano a dieci,venti anni prima. Loro si rendevano conto di essere i veri prigionieri. E che c’era una sola cosa da fare:ucciderlo. Anche perché, conoscendo la profonda onestà di Aldo Moro, erano certi che egli non aveva lasciato scritto la storia di ognuno di loro su dei pezzi di carta, consegnandoli ad un notaio“. “Vede – diceva ancora la vedova di Moro – a coloro che lo hanno fatto uccidere non posso stringere la mano. Se li incontro, li saluto da lontano e filo via rapidamente”. E ancora: “Se solo fossero stati modestamente intelligenti avrebbero capito che al potere non si arriva mai attraverso il delitto”. “La verità viene sempre fuori, ma deve trovare la giusta accoglienza. Se la gente volesse davvero capire come è andata questa vicenda,avrebbe tutto chiaro davanti a sé”. E ancora: “Ora vedo che coloro che hanno ucciso Moro sono vivi. Non mi riferisco a quei quattro poveretti che gli hanno sparato. Intendo gli altri, quelli che, quelli che avendo in mano…Non mi faccia parlare. Sono tutti conniventi”.

Eleonora Chiavarelli aveva sposato il futuro statista democristiano nel 1945 e dal rapporto con Moro videro la luce quattro figli: Maria Fida, Agnese, Anna e Giovanni. A lei il presidente della Democrazia cristiana aveva indirizzato alcune delle 86 lettere inviate dal “carcere” delle Brigate rosse. In una scriveva: “Ti abbraccio forte, Noretta mia, morirei felice se avessi il segno della vostra presenza, sono certo che esiste, ma come sarebbe bello vederla”. Le Brigate rosse non hanno però mai consegnato questa lettera, ritrovata solo anni dopo che Moro era stato ucciso.

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