Marcia su Roma. Atto finale

di IsayStaff Commenta



Roma, atto finale. Roma, ballottaggio per il sindaco, e per la provincia. Nella capitale Rutelli contro Alemanno. Provincia: Zingaretti contro Antoniozzi.


Al loft sono preoccupati. Ermete Realacci, delfino di Rutelli e ora collaboratore di Uolter Veltroni, è concitatissimo e va temendo che la vittoria di Gianni Alemanno a Roma materializzi i fantasmi. Fantasmi del passato, ma anche del presente sotterraneo della Capitale. Fantasmi di immagine: come quella che la destra ha dato di Roma. Realacci la riassume così:

Tipo “Blade runner”

Altro che Roma città aperta. O meglio, il problema, per il centrodestra in campagna elettorale capitolina, sarebbe proprio l’esseree aperta della città.

Tutto il mondo sa che non è così

Fanno sapere i pro-rutelliani.


Il centrodestra, dal canto suo, ci sta credendo: mai così vicini, in tempi recenti, alla conquista di Roma erano stati.

Andrea Ronchi, portavoce di An, è ben soddisfatto: significativo, per lui,

l’applauso corale ricevuto da Alemanno venerdì all’Altare della patria. Niente di organizzato, solo tanto affetto

Sondaggi? Per quanto valgano, e per dovere di cronaca, dipingono una città spaccata in due. Il sindaco di Roma verrà eletto, forse, per un pugno di voti. Proprio come il caduto Governo Prodi nel 2006.


Se vince Alemanno assisteremo a un cambiamento epocale. E succederà, vedrete, perché in città si respira il clima del ’93

Continua Ronchi, incontenibile, quasi commosso. Ci crede.

Rutelli stavolta non ha saputo trasmettere un’immagine nuova. Anzi. Negli ultimi giorni siamo tornati alle campagne elettorali degli anni ’70: manifesti contro il fascismo, Gianni accanto alla croce celtica. Nemici anziché avversari. Lunedì scopriremo che è stato un boomerang


Repubblica riporta l’analisi di Fulvio Abbate, siciliano trapiantato a Roma, è uno scrittore di sinistra con amicizie trasversali, compresi Cossiga e Francesca Mambro. Conosce la Capitale come pochi. Ha scritto uno straordinario e personalissimo baedeker (“Roma, guida non conformista alla città”) che parla tanto della politica che fu, quella degli scontri tra comunisti e fascisti. Per lo scrittore la paura è ben precisa:

Il mio incubo è che la vittoria di Alemanno risvegli “Er Nerchia”

“Er Nerchia”=picchiatore di Colle Oppio.

Cioè, io so che Gianni è il meno peggio del centrodestra, ma il suo successo esalterebbe quella zona grigia della città che tiene ancora il fascismo nel cuore. Dall’orrendo dirimpettaio che abita in ogni palazzo al fascistello di quartiere


Roma a rischio rielaborazione, secondo categorie, purtroppo, non elaborate ma superficialmente riedificati senza basi. Roma alla mercè della non-ideologia, realtà dei tempi moderni, in odor di violenza di massa e di popolo senza ragionamento o cognizioni.


Un intellettuale di destra come Marcello Veneziani fa un’analisi lucida. E calma – perchè la calma è preziosa – pur portando, com’è ovvio, acqua al suo mulino:

La vita non cambia anche se spero in Alemanno. Dopo vent’anni di potere a sinistra sarebbe giusto sperimentare qualcosa di nuovo. Ma voglio ricordare un fatto: al Campidoglio è già salito Pietro Giubilo, sindaco evoliano per eccellenza, ex missino. Quindi attenzione a parlare di prima volta

C’è un terreno comune che è la buona amministrazione


Comunque vada sarà un successo? No. Comunque vada sarà un insuccesso? Questo è già più probabile. Per valore simbolico, tante, troppe volte, richiamato per la Capitale nell’ambito dell’economia politica nazionale. Ma Roma è una città, un mondo, una dimensione unica e difficile. E, amaramente, viene il dubbio che nessuna della parti avrà poi la capacit di ricordarlo, da lunedì in avanti, e comunque vada.


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