Livia Turco (Pd): “Berlusconi è cattolico quando gli conviene”

di IsayStaff Commenta

La visita del Colonnello Gheddafi a Roma ha sparigliato i piani della maggioranza di Governo, chiamata a una tregua nel nome della continuità dell’Esecutivo: Silvio Berlusconi ha dovuto spendersi in prima persona per ribadire il feeling tra il leader libico e l’Italia mentre Gheddafi pare avercela messa tutta per suscitare le ire di più di un soggetto, Istuituzionale e non.

Le lezioni di Corano, la spettacolarizzazione (eccessiva?) della sua presenza nella Capitale, la sfilata di centinaia di giovani donne in tacchi alti e gonnella: polemiche trasversali – i finiani, le opposizioni, la Chiesa cattolica, i media – che Livia Turco, esponente del Partito democratico, ha provato a riassumere in una intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano.

Quanto accaduto nella due giorni romana non può non prestare il fianco a un attacco frontale: non se lo fa ripetere de volte e l’ex Ministro della Sanità coglie l’assist. Gheddafi, che irride l’Italia, dica ciò che gli pare e faccia propaganda al credo religioso cui si affida – si legge tra le righe – ma il Premier non è forse un cattolico convinto? Testuale: “Mi stupisce che Berlusconi si dimentichi che l’Italia è un Paese cattolico quando Gheddafi approda a Roma mentre all’opposizione lo ricorda in ogni istante“.

Per la Turco c’è una differenza sostanziale tra quel che ha ripetuto con costanza certosina il Colonnello (“L’Europa diventi musulmana“, ndr) e il migliore degli auspici: “Ovvero, che l’Europa diventi casa in grado di accogliere tutte le religioni. Se Gheddafi, in qualità di Capo dello Stato, arriva in Italia, abbiamo il dovere dell’ospitalità; in questo caso, tuttavia, c’è una duplice mancanza di rispetto. Innanzitutto del leader libico verso l’Italia ma anche di chi accondiscende allo spettacolo pietoso. Una carnevalata con due aspetti gravi: il trattamento della donna e l’irrisione dell’Islam. Non si stimola in questa maniera l’amicizia tra popoli e religioni. Semmai, anzichè prestare il fianco a tanto ‘folklore’, il Premier spieghi la natutra degli accordi economici con la Libia e affronti semmai il problema intrinseco dei diritti umani“.

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