Bersani – D’Alema: “Riforma elettorale e voto”

di IsayStaff 1

Il Partito Democratico torna a farsi sentire: si riapre dopo le ferie (l’ex segretario Ds le ha passate sulla barca) e Massimo D’Alema si unisce al coro di Pier Luigi Bersani. Per entrambi, personaggi di spicco dell’opposizione, portavoce di una linea che appare sempre più congiunta e parallela, l’obiettivo è quello di arrivare al voto (anticipato, lo pensano tutti e due) dopo aver modificato la legge elettorale.

Utilizzano – sia Bersani che D’Alema – lo stesso organo di stampa per esprimere un parere completo rispetto allo scenario più verosimile: La Repubblica (chat on line per Bersani, intervista a Massimo Giannini sul quotidiano per D’Alema). Settembre regalerà più di un colpo di scena (PdL e Fli, intanto, sembrano ancora i ferri corti rispetto al da farsi circa il processo breve) ma i vertici del Pd sembrano pronti ad affrontare ogni eventualità (sulla falsarga delle parole pronunciate da Rosy Bindi qualche giorno fa: “Non ci spaventa il voto, neppure se fosse con questo sistema elettorale”).

Bersani: Il nuovo Ulivo è tutt’altro che un’ammucchiata (come l’ha definito Silvio Berlusconi, ndr): stiamo parlando di un patto di governo credibile, di un progetto per l’Italia  scritto con parole univoche e  che porti alla riorganizzazione del campo del centrosinistra. Per come la vedo io, il Pd è il fratello maggiore delle forze del centrosinistra, che sono partiti di governo momentaneamente all’opposizione. Una volta che stringono un patto per il Paese, si prendono la loro responsabilità“.

D’Alema: Vedo Berlusconi in forte difficoltà: se si arrivasse a una crisi e a elezioni anticipate, ci sarebbe nel Paese una larga maggioranza contro di lui e il voto assumerebbe le fattezze di un referendum pro o contro il Premier. Tuttavia, con le regole attuali si riproporrebbe la solita difficoltà di tradurre la larga maggioranza in proposta di Governo e leadership forte“.

La ricetta è presto individuata: modificare la legge elettorale. Bersani: Oggi il problema non è la formula, ma trovare una circonferenzà sufficiente di forze politiche che dica: questo sistema che abbiamo non va bene, è un abominio perché porta il Parlamento a rispondere al governo e non il contrario. Dopo, la ragionevolezza porterà a un sistema che non metta in discussione il bipolarismo, ma che ci eviti una deriva plebiscitaria. Bisogna evitare che col 35% si possa fare tutto, fino ad arrivare al Quirinale“.

D’Alema:Quello della legge elettorale è davvero il nodo di fondo: non possiamo rischiare di tornare al voto con l’attuale sistema. L’idea malsana di bipolarismo che abbiamo costruito fa comodo solo a Berlusconi che con il 38% dei consensi può farsi eleggere al Quirinale e terminare la partita. Occorre rendersi conto che l’indicazione del premier sulla scheda non esiste in nessuna altra parte del mondo. Berlusconi fa scrivere il suo nome sulla scheda e in nome di questo sacro principio ‘sono stato eletto dal popolo’ crede di poter fare quello che vuole. Non possiamo indulgere in questa deriva che contiene in sè il germe del populismo autoritario“.

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