Libia, i ribelli conquistano Tripoli. Mistero su Gheddafi

di Luca Fiorucci Commenta

 Si avvicina forse in Libia la caduta definitiva del regime del colonnello Muhammar Gheddafi. La capitale Tripoli sarebbe infatti ormai quasi interamente nelle mani dei ribelli, dopo l’offensiva lanciata da domenica. Rimarrebbe però il mistero su dove si trovi attualmente il rais, mentre tre suoi figli, Mohammad, Saif Islam e Saadi, sono stati arrestati, anche se Mohammad sarebbe poi riuscito a scappare grazie ai combattenti lealisti. Domenica sera, in un messaggio audio alla televisione di Stato, Gheddafi aveva detto: “Non mi arrenderò mai e non me andrò”, e minacciato inoltre: “Temo che Tripoli brucerà”.
Adesso vi sarebbero diverse ipotesi su dove possa essere il Colonnello: nei labirinti sotterranei della sua cittadella fortificata, nell’Ambasciata del Venezuela, o in fuga verso il deserto del sud libico. Per il Pentagono, comunque, ancora non avrebbe lasciato il Paese.
Nella capitale, intanto, gli scontri violentissimi tra ribelli e fedelissimi o mercenari di Gheddafi avrebbero causato anche tre vittime, tra le quali due bambini di 5-6 anni colpiti mentre sventolavano con il padre la bandiera dei ribelli.
Ormai, comunque, quasi tutta la città sarebbe in mano agli insorti, ai quali si sarebbero arresi anche la Guardia repubblicana di Gheddafi e due o tre dei suoi figli. I ribelli sarebbero entrati in città tra sabato e domenica, sia da est, dopo aver preso la base aerea di Mitiga,sia da ovest e da sud. 

Per le strade della capitale, quindi, molte persone iniziano a festeggiare per la fine di un regime che dura da più di 40 anni, mentre a Bengasi, la roccaforte dei ribelli, già da domenica migliaia di persone erano in piazza raggianti per le notizie che giungevano da Tripoli.
Il leader del Consiglio Nazionale di Transizione Abdel Jalil, che potrebbe essere uno dei candidati a guidare la Libia dopo la caduta del regime, ha tenuto una lunga conferenza stampa a Bengasi, nel corso della quale ha assicurato: “Gheddafi lo prenderemo vivo per processarlo equamente: noi siamo diversi da loro” e ha poi aggiunto di voler costruire “un paese diverso dal passato, fondato sui principi di libertà, uguaglianza, fraternità“.
Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama segue la situazione libica da Martha’s Vineyard, dove è in vacanza, e ha dichiarato: Il regime di Gheddafi sta arrivand0 alla fine, il futuro è nelle mani del popolo“. Obama ha inoltre chiesto che Gheddafi, del quale ha ricordato le brutalità già commesse, riduca ” i rischi di un bagno di sangue”. Analoga richiesta è giunta dalla cancelleria tedesca Angela Merkel.
In serata, intanto, un ufficiale della Nato ha confermato l’intercettamento di un missile Scud lanciato da forze fedeli al regime nei pressi di Sirte.
Dall’Italia, ha parlato anche il premier Berlusconi, una volta amico del Colonnello, affermando: “Il Consiglio Nazionale Transitorio e tutti i combattenti libici impegnati a Tripoli stanno coronando la loro aspirazione a una nuova Libia democratica e unita. Il Governo italiano è al loro fianco“. Berlusconi ha chiesto inoltre al Consiglio Nazionale Transitorio di “astenersi da ogni vendetta“, e a Gheddafi di “porre fine a ogni inutile resistenza”.

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