Gheddafi: “Resterò a Tripoli vivo o morto”. Si intensificano i raid sulla Libia

di Luca Fiorucci Commenta

Foto: Ap/LaPresse

Il leader libico Muhammar Gheddafi è tornato a farsi sentire, questa volta con un messaggio audio trasmesso dalla televisione di stato: “Resterò a Tripoli, vivo o morto” ha dichiarato il rais, aggiungendo: “Non abbiamo paura. Siamo più forti dei vostri missili”. Il colonnello ha anche esortato i suoi fedelissimi a radunarsi attorno alla caserma di Bab Aziziya, il suo quartiere generale preso di mira dai raid della coalizione, per “dimostrare il coraggio del popolo libico”. Gheddafi si è scagliato anche contro i ribelli di Bengasi, definindoli “bande armate”, e affermando: “Le tribù libiche faranno la rivolta contro le bande armate e noi resisteremo”.
Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, da parte sua, ha fatto invece sapere che gli attacchi contro il rais si intensificheranno finchè questi non lascerà il potere.
Proseguono, intanto, i bombardamenti sulla capitale libica, che oggi sarebbero continuati anche dopo il messaggio televisivo di Gheddafi. Si son viste levarsi alte colonne di fumo anche dalla zona intorno alla residenza del raìs, e la televisione di Stato libica ha poi confermato che i raid Nato avrebbero colpito nei pressi della residenza di Gheddafi; secondo alcune testimonianze, sarebbe stata colpita la caserma della guardia civile, di fronte al complesso del leader libico, provocando anche alcune vittime.

Oggi, incontrando i giornalisti, il vicario apostolico di Tripoli, monsignor Giovanni Innocenzo Martinelli, ha espresso preoccupazione per i bombardamenti “sempre più aggressivi e intensi”, e ha spiegato: “Non so cosa potrà accadere, anche se tutto è possibile. La situazione comunque non è calma. Spero solo che accada qualcosa sul fronte diplomatico per bilanciare almeno quello che sta accadendo su quello militare”.
Dal punto di vista diplomatico, è importante menzionare la visita a Bengasi dell’inviato speciale del Cremlino, Michail Margelov, emissario del presidente Medvedev, che dovrebbe incontrare anche il presidente del Consiglio Nazionale Transitorio Mustafa Abdul Jalil. Giunto in aereoporto, Margelov ha detto: “Siamo venuti a Bengasi per facilitare il dialogo tra le due parti”.
A Pechino
, invece, è arrivato il ministro degli Esteri libico, Abelati Obeidi, dopo che, nei giorni scorsi, un diplomatico cinese si era recato a Bengasi, roccaforte dei ribelli. Obeidi sarà in Cina fino a giovedì come “inviato speciale” del governo libico, e dovrebbe incontrare anche il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi, per cercare “una soluzione politica alla crisi libica”, ha spiegato un portavoce del ministero degli Esteri cinese.
Il colonnello Gheddafi, intanto, deve registrare altre defezioni di esponenti del suo regime, come il ministro del lavoro Al Amin Manfur, che ieri da Ginevra, ha annunciato di voler abbandonare il rais e di volersi anche mettere a disposizione degli insorti. L’Unione Europea, invece, ha rafforzato le sanzioni contro la Libia, come il blocco di alcune attività portuali, che impedirebbe al regime l’importazione di carburanti e prodotti finiti, necessari per armare i soldati e continuare a combattere gli insorti.

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