Libia, preso il bunker di Gheddafi. Il rais: “Sono a Tripoli, combatterò fino alla fine”

di Luca Fiorucci Commenta

 Dopo due giorni di assedio, i ribelli libici hanno alla fine espugnato il bunker di Gheddafi a Bab al Aziya, bombardato anche dagli aerei Nato, ma non vi sarebbe traccia nè di Gheddafi, che pure vi si nascondeva fino a pochi giorni fa, nè dei suoi figli. Prima di riuscire a penetrare nella fortezza, gli insorti hanno combattuto aspramente per tutto il pomeriggio contro le forze del regime che presidiavano il bunker.
Nel tardo pomeriggio, poi, è stato sfondato un cancello e abbattutti alcuni metri delle mura esterne, e, pian piano, anche i combattenti lealisti hanno cominciato a opporre meno resistenza. I ribelli hanno quindi perlustrato la residenza di Gheddafi stanza per stanza, ma non hanno trovato traccia del Colonnello. Gli insorti avrebbero anche decapitato una statua del rais all’ingresso della fortezza. I primi giornalisti entrati nel bunker hanno riferito della presenza di numerosi cadaveri, forse soldati di Gheddafi, e molti feriti.
Il presidente del Consiglio Nazionale di Transizione di Bengasi Mustafà Abdel Jalil ha però ammonito: “E’ prematuro dire che la guerra a Tripoli è finita“, mentre in molte zone, come quella dell’aereoporto di Tripoli, proseguirebbero i combattimenti.
Gheddafi, intanto, si sarebbe fatto vivo ieri con un suo amico, il campione di scacchi russo Kirsan Ilymunzhinov, al quale avrebbe detto al telefono: “Sono a Tripoli, sto bene e non ho nessuna intenzione di lasciare la Libia”. Nella notte, invece, avrebbe parlato ad una radio locale, minacciando: “Morte o vittoria contro l’aggressore“, e spiegando: “la ritirata da Bab Al-Azizya è stata una mossa tattica. Ormai il compound era stato raso al suolo da 64 attacchi aerei della Nato”.

Saif al Islam, il figlio prediletto del Rais, è apparso libero ieri dopo che, invece, il Consiglio Nazionale Transitorio ne aveva rivendicato l’arresto, e, facendo con le mani il segno “V” di vittoria, ha riaffermato: “Tripoli è sotto il nostro controllo”. Inoltre, ha affermato che Gheddafi si trova ancora nella capitale libica, come sostenuto anche dal Pentagono.
Secondo il Daily Telegraph, dalla fortezza di Bab Al Aziya si dipanerebbero alcuni tunnel sotterranei, dei quali uno arriverebbe all’aereoporto, mentre l’altro sbucherebbe all’hotel Rixos, dove sono alloggiati i giornalisti internazionali. Nei pressi dell’albergo, infatti, ci sarebbero stati scontri tra ribelli e lealisti, mentre alcuni blogger temono che gli uomini di Gheddafi possano prendere in ostaggio i giornalisti, dal momento che l’albergo sarebbe sotto il loro controllo.
Sul fronte diplomatico, intanto, Francia e Stati Uniti hanno fatto sapere che le operazioni Nato andranno avanti fino alla resa di “Gheddafi e del suo clan“, e hanno espresso soddisfazione per i “progressi decisivi” compiuti dagli insorti negli ultimi giorni, ritenendo ormai vicina la fine del regime. Gli Stati Uniti hanno fatto sapere inoltre che intendono scongelare un miliardo di dollari per aiutare i ribelli, mentre dall’Onu il segretario generale Ban Ki-Moon ha lanciato un appello per “la conciliazione e l’unità nazionale“.
Il ministro degli Esteri italiano Frattini ha chiesto che Gheddafi e il figlio vengano processati dal Tribunale internazionale dell’Aja, mentre il premier Berlusconi dovrebbe incontrare forse giovedì a Milano il premier di Bengasi, Mahmoud Jibril.

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