Europa 7, Report non dimentica

di Angela Gennaro 2

Storia della televisione italiana. Era il 2005 quando la TV di stato svedese divulgò questo (invero simpatico) spot che sottolinea la professionalità e l’imparzialità dell’emittente grazie a Silvio Berlusconi come testimonial di eccezione – non voluto, certo. Le note di mandolino di O sole Mio completano la già efficace opera. Ricordo che inserii con gusto il video nella presentazione della mia tesi sulla libertà di stampa, che parlava – tra l’altro – del ranking invidiabile del nostro paese in quegli anni in classifiche internazionali come quelle redatte da Freedom House e RSF.

Storia della televisione italiana. Era il 1999. Il dibattito durava da ben 15 anni (ma si sa, l’italiano è pigro) e aveva visto nascere non una, ma due leggi di regolamentazione delle frequenze televisive. Si giunge ad una svolta (teorica): una gara per le concessioni. Report, stasera, ci ricorda che non vinsero, in quel caso, solo i soliti noti – emittenti nazionali già operanti. Con loro, la sconosciuta e coraggiosa rete locale, Europa7.

PoliticaLive ha già parlato di Europa7. Una brutta storia italiana, che il programma di Milena Gabanelli non smette di seguire, ricostruendola tra sentenze e persone: Fedele Confalonieri, Paolo Romani, Salvatore Cardinale, Giuliano Amato, Oscar Mammì, Antonio Maccanico. Silvio Berlusconi.

Perché Francesco Di Stefano, dopo tre cause intentate contro lo Stato per la mancata assegnazione delle frequenze, non vede ancora luce sulle proprie rivendicazioni. Le frequenze non vennero infatti mai assegnate. Per le altre emittenti nazionali poco è cambiato: hanno continuato a vivere, più o meno a norma di legge, sulle frequenze già occupate o comprate sul mercato.

Europa 7 no. Passa dal Tar e alla Corte europea. Le danno ragione. Ragione e ancora ragione. Il 31 gennaio 2008 la Corte europea di Giustizia emette una sentenza a favore di Europa 7: si dice che il regime italiano di assegnazione delle frequenze non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati. Lo scorso dicembre del 2008 a Di Stefano è stato assegnato – dopo 9 anni – un canale analogico.

Il canale verrà liberato a giogno dalla Rai. Ma è uno, e non tre come da gara targata 1999. All’inizio del mese, l’AD ha scritto una lettera (inviata per conoscenza anche al presidente della Commissione, José Manuel Barroso) al Commissario Ue alla Società dell’informazione e Media, Viviane Reding, per chiederle un intervento. Etc. Etc. Etc. Una notizia che non ha esattamente bucato.

Restiamo in onda. Anche se non su Europa 7: ancora non si può.

Commenti (2)

  1. A volte pregevoli disquisizioni vengono inesorabilmente smontate dalla labilità dei presupposti. Un esempio?
    Qualcuno spieghi qual’è la relazione diretta tra libertà di stampa e proprietà industriale del media.
    A mio avviso è altro che deve casomai preoccupare. Senza libertà d’opinione , senza onestà intellettuale non conta affrancarsi da un padrone per darsene un’altro ben più potente. Immaginare di essere dei liberi pensatori all’interno di una coercizione ideologica è ingannarsi per poter ingannare nel modo più vergognoso. Farsi strumento di un’ideologia e piegare i propri commenti ad un’interpretazione di parte significa farsi schiavi del peggior dittatore, la menzogna travestita da “visione etica”.
    Non si può stare dalla sua parte e parlare di libertà.

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