Libertà di stampa, Italia declassata

di Angela Gennaro 2

Libertà di stampa, ci risiamo. Freedom House si è risvegliata, e ha dato il responso che in molti si aspettavano. L’Italia è semi-libera, secondo l’annuale rapporto dell’organizzazione fondata da Eleanor Roosevelt. E’ l’unico paese europeo.

Maurizio Gasparri, presidente del gruppo del Pdl al Senato, ha avuto recentemente modo di affermare:

E’ sbagliato dire che un Paese come l’Italia non è libero, come è dimostrato dal fatto che il primo partito del Paese si chiama Popolo della Libertà

Determinate logiche sono ferree, a modo loro. Il rapporto annuale di Freedom House declassa il nostro Paese, mandandolo giù in classifica, e segnalando che il mondo della libertà di informazione sta attraversando comunque un brutto momento a livello globale. 195 Paesi esaminati, e l’Italia è 73esima.

Neanche in passato eravamo ancora riusciti a scendere così in basso, per FH.
La tesi di laurea di chi scrive, ormai datata, parlava proprio di questo.Parlava, nel biennio 2004-2005, di Reporters sans frontières (che pubblica bilanci annuali sulla libertà di stampa), e Freedom House (che elabora un indice di tale libertà per 191 paesi).

Protagoniste, le diverse vie all’informazione: quella anglosassone – separazione fra notizia e commento; ricorso a più fonti; soggetto a sé rispetto al sistema politico/economico – e quella di stampo interpretativo, (Italia, Portogallo e Grecia) –compenetrazione tra élite dei media e del potere. Per il giornalismo italiano si ipotizza un’essenza primitiva per ragioni istituzionali: natura delle proprietà; impianto legislativo; cultura giornalistica.

FH, nella sua relazione annuale Freedom of the press – A global survey of media independence, aveva allora declassato l’Italia da una posizione FREE (2003), a PARTLY FREE (2004 e 2005). Le ragioni: a) alta concentrazione dei media. Nel 2004, la Risoluzione di Strasburgo del 22 aprile 2004 aveva lanciato il monito europeo nei confronti dello stato della libertà di espressione nel nostro paese.

E, nel 2009, ci risiamo. In classifica – capeggiata dai soliti noti: i Paesi Scandinavi – siamo preceduti da tutti i Paesi dell’Europa Occidentale. Dal Canada, dagli Usa, dal Giappone, da Palau, Santa Lucia, Isole Marshall, San Vincent e Granadine, Barbados, San Kitts e Nevis, Bahamas, Belize, Micronesia, Repubblica Dominicana, Suriname, Trinidad e Tobago, Vanatu, Grenada, Ghana, Mali, Isole Maurizio, Papua Nuova Guinea, Tuvalu, Uruguay, Kiribati, Capo Verde, Nauru, Sao Tome e Principe, Cile, Samoa, Guiana, Namibia, Isole Salomone, Sud Africa e Corea del Sud.

L’indice che l’organizzazione assegna al Belpaese – in una scala da 0 (Paese libero) a 100 (Paese non libero) è pari a 32. Da FH – quei comunisti anti-italici… – spiegano che il risultato proviene, banalmente (l’abbiamo già sentita, no?) dalla situazione anomala a livello mondiale di un premier che controlla tutti i media, pubblici e privati. Insomma, Silvio Berlusconi, in qualità di Presidente del Consiglio, può, per gli statunitensi, controllare tutte le televisioni del paese. Medium che, ci si azzarda ad aggiungere, ha ancora molto peso nella formazione dell’opinione pubblica. Oltre ai collegamenti con carta stampoata e altre forme di comunicazione, nel Paese degli imperi mediatici – non solo berlusconiani.

Da Articolo21, Beppe Giulietti fa sapere che porterà avanti l’informazione sul rapporto di Freedom House, allegandolo all’esposto già consegnato dalla sua associazione alle Authority di Garanzia, a seguito della vera e propria orgia del conflitto di interessi che si è materializzata nella riunione che si è svolta a casa del proprietario di Medisaet per decidere gli assetti futuri del concorrente.

E domani, 3 maggio, è la Giornata Internazionale per la Libertà di Stampa.

Commenti (2)

  1. Purtroppo niente di nuovo. Lo sanno tutti che questo è un paese antilberale dove un solo uomo controlla direttamente 3 televisioni e indirettamente (ma neanche troppo viste alcune telefonate) le altre 3 concorrenti. Il Pd continua a far finta di fare opposizione e quando sale al governo fa di tutto per non toccare il conflitto d’interessi del premier. Lo spazio per noi veri liberali, come Daniela Melchiorre, in Italia è sempre più ristretto

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