World Press – Rassegna Stampa Internazionale del 19 giugno 2008

Giornatina niente male, quella di ieri.

La lettura del giornale la mattina presto/ E’ una sorta di realistica preghiera mattutina/ Uno orienta il proprio comportamento/ Nei confronti del mondo o secondo Dio/ Oppure secondo ciò che è il mondo / Entrambe danno la stessa sicurezza/ Quella di sapere come ci si possa stare

Dunque orientiamoci stamane. ITALIA. Partendo da Il Corriere della Sera:

Dal governo sì alla manovra Piano triennale da 34 mld

Attenzione dunque alla politica e all’economia interna, senza dimenticare l’approvazione di ieri della norma blocca-processi e la grande attenzione, come tradizione, agli esami di maturità che oggi vedono protagonista la seconda prova.

L’Irlanda dice NO

Niente da fare. Lo scenario sembrerebbe essere ormai delineato. Il cielo d’Irlanda dice no all’Europa.

Perchè gli operai irlandesi vogliono ancora andare in paradiso

Hanno proprio detto no. Aprendo, ora, un problemuccio.

Rassegna Critica – Vengo dopo il Tiggì

L’agenda del Tg5 di ieri? Aumenti dei prezzi, costo del denaro, contrasti tra i vertici al Fao, la minimizzazione della centrale nucleare in Slovenia, Berlusconi e la Chiesa, la riapertura del giallo dll’Olgiata.
C’è la Cesara Buonamici, in splendida e immutata negli anni – miracoli berlusconiani, dopotutto siamo su Canale 5, a condurre il Tg5 dell’edizione delle 20 di ieri. La Banca Centrale Europea, l’inflazione, la debolezza dei prezzi aprono il tg. C’è la Confcommercio, con i suoi moniti.
Aumentano i prezzi al negozio, non aumentano, però, alla produzione: e scatta la protesta degli allevatori del latte, in provincia di Cremona come in tutta Europa. Rincaro del pesce e protesta anche dei pescatori.

Krsko: C’era veramente da spaventarsi?

Secondo l’Istituto di Ecologia di Vienna si. Elaborando i dati raccolti negli ultimi anni tra cui la struttura della centrale, la conformazione del territorio e l’età dell’impianto stesso i pericoli di una nuova Cernobyl, e anche di più, c’erano eccome. Specie perchè il reattore di Krsko non è la prima volta che si ferma a causa di malfunzionamenti. Eppure in Italia non tutti la pensano cosi, soprattutto i nostri leader.

Con l’avvento del nuovo governo era normale, quasi naturale che il discorso “Nuove Fonti di Energia” sarebbe tornato in auge. E’noto a molti infatti come, da parte del centrodestra, vi sia questa voglia di nucleare da parte di Berlusconi & Co.

Francia o Spagna, purchè se magna

toto.jpg
Sotto agli italiani! Dopo le politiche spagnole e le municipali francesi l’attenzione dell’Europa si sposta sull’Italia dove tra un mese o giù di lì, saremo chiamati ad esprimerci sul Governo che verrà. E già la politica italiana prova a specchiarsi nei due protagonisti della tornata elettorale a cavallo dei Pirenei. Zapatero sì, Sarkozy no. Sembrerebbe.
E nonostante la vittoria socialista spagnola non abbia assunto i connotati di un trionfo, nè tantomeno la sconfitta di Sarkozy pare in grado di pregiudicare seriamente il suo mandato all’Eliseo, e nonostante la politica italiana sia un’altra cosa, i risultati delle elezioni degli altri hanno fatto pensare al gioco dei paragoni.
Ora sappiamo tutti che l’esercizio è pura accademia, peraltro inutile, ma nel mese di impazzimento che precede il voto può succedere di tutto, ed è successo anche questo. In Spagna Zapatero ha rivinto, superando l’ondata di pessimismo che gravitava intorno al suo partito. Si era pensato, in maniera assai affrettata, che il partito socialista spagnolo fosse rimasto chiuso nell’isolamento provocato dalla sovraesposizione mediatica – più provocata che volontaria a dire il vero – di questi primi 4 anni. E’ andata diversamente, con la scomparsa o quasi dei partiti minori e la crescita di un solido bipartitismo.
Anche su questo argomento, dalle nostre parti siamo in leggera controtendenza.

Vieni avanti Cremlino

russia_piazza_cremlino-b.jpg
Missione compiuta. Il delfino ha raggiunto l’obiettivo. E il giorno dopo la vittoria alle presidenziali russe, già ci si domanda se Medvedev sarà il replicante del suo mentore Putin, o piuttosto riuscirà a ritagliarsi uno spazio tutto suo nel cuore della Grande Madre Russia. Vedremo.
A dire il vero sembrano in pochi, quelli pronti a scommettere sull’autonomia di un Presidente – diciamolo pure – imposto dall’alto, forse troppo. Eppure – è stato notato – si tratta pur sempre del primo presidente russo non proveniente dagli ambienti militari o dei servizi dai tempi di Ivan il Terribile, e questo è certamente un fatto rilevante. Ma se è stato scelto dal presidente uscente – nonchè premier entrante (!) – Vladimir Putin, che a detta di molti, avrebbe potuto più significativamente designare come erede il fido Ivanov, certamente più simile a lui e, dato non trascurabile, proveniente dagli stessi ambienti, forse qualcosa vorrà pur dire. Forse.
Di certo, l’attenzione dimostrata dal Cremlino, già prima dell’apertura delle urne – con la decisione di Putin di diventare primo ministro – può tradursi politicamente in una fiducia non illimitata nei confronti del giovane Dima. Il suo piglio, già dalle prime interviste in queste settimane ha fatto trasparire infatti un carattere molto diverso rispetto al suo predecessore. D’altro canto la sua giovane età, nonchè il suo percorso formativo molto occidentale, contribuiscono ad alimentare la convinzione che difficilmente lo vedremo rivolgersi ai partner europei e mondiali con la grinta, diciamo così, di Putin.

Kosovo: Quando la Svizzera scende in campo

Quando sono venuto a sapere della notizia ho dovuto stropicciarmi gli occhi, sgranarli davanti al pc e rileggere attentamente, parola per parola, ciò che stavo guardando. La Svizzera si è smobilitata e ha preso una posizione in campo internazionale. Insomma uno dei tre punti cardini della vita del sottoscritto (gli altri due sono l’immortalità di Andreotti e la mucca viola di una famosa marca di cioccolato) è definitivamente decaduto, ovvero la Svizzera non farà mai niente per schierarsi da una parte o dall’altra.

Provate a pensare nel vostro passato, sia questo recente o remoto, quante volte la Svizzera vi ha salvato dall’impiccio del silenzio assoluto durante l’interrogazione della temibile professoressa di storia. La Svizzera si sapeva, non faceva mai niente, e come tale bastava iniziare con la frase

La Svizzera era neutrale

La Francia non va più in fumo

E adesso possiamo finalmente dedicarci ai classici sfottò nei confronti dei nostri cugini d’oltralpe. Non sono impazzito, tranquilli, ma da quando i francesi hanno copiato la nostra legge anti-fumo e per di più con risultati più che positivi, non possiamo fare altro che ricordare ai “galletti” che i campioni del mondo siamo noi!

In fondo sapere che i nostri cugini ci copiano, ci da molta soddisfazione. Ci definiscono sempre dei fessi, degli incapaci. In fondo penso ci definiscano molto inferiori a loro, nonostante il loro bon ton non gli permetta di sbatterci in faccia certe affermazioni.

In poco meno di due mesi (è entrata in vigore a inizio gennaio 2008) sembra che questa legge, abbia portato una diminuzione del 15% di infarti nel paese.

Sarkozy e la sindrome Ratatouille

Il buon Sarkò è veramente un personaggio fuori dagli schemi. E’stato in grado fino ad oggi di stupire e di sorprendere, sia per il gossip (il suo amore con Carla Bruni è stato ed è ancora adesso uno dei piu ricercati dai paparazzi, con news che si inseguono una dietro all’altra) sia per la sua politica e le sue dichiarazioni, che molto spesso si sono rivelate sopra le righe.

Ma d’altronde che cosa dovevamo aspettarci da un presidente giovante come Nicolas? Di certo questo genere di problemi non li potremmo avere noi in Italia, con un presidente che con l’età che ha sicuramente sfigurerebbe di fianco della giovane Bruni.

Uno dei fattori che particolarmente mi ha colpito nella politica di Sarkozy è la provocazione. Personalmente credo che sia una caratteristica fondamentale per un buon leader del paese. Un leader che ha l’istinto di provocare, che ha la sfacciataggine di dire cose che altri non direbbero almeno dal mio punto di vista, è un ottimo leader. In primis perchè è un leader che ha voglia di rischiare ed è proprio così che si possono ottenere dei grandi risultati, buttandosi e cercando una strada che altri mai avrebbero tentato.

Kosovo: Ritorno alla guerra fredda

Solitamente all’interno dei miei articoli mi piace scherzare, perchè gli avvenimenti che poi mi presto a raccontare risultano simpatici o addirittura improbabili, seppur poi reali. Questa volta invece non me la sento proprio di iniziare così, perchè per quanto possa sembrare pessimista o estremista, ho decisamente molta paura per quanto sta accadendo in Kosovo.

In primis ho paura per la situazione del paese. Certo non è poi tanto questo la mia preoccupazione peggiore, considerando che non è la prima volta che il popolo kosovaro subisce un attacco, però l’attacco alla libertà nazionale, come quelli che sono avvenuti in questi giorni da parte del popolo serbo, mi preoccupano e non poco. Il leader serbo Boris Tadic, nel suo discorso alla nazione, ha chiesto innanzitutto un segno di maturità da parte del popolo serbo a non cadere nelle tentazioni (l’indipendenza del Kosovo appunto) lanciate dalle unioni internazionali.

Come detto, non è poi questo che mi preoccupa più di tanto. Mi sono sempre detto convinto, osservando e imparando dalla politica internazionale, che alla fine se un problema lo si risolve in casa, prima o poi la soluzione arriva. E personalmente, osservando la maturità che secondo me la maggior parte della popolazione serba ha, mi sento abbastanza fiducioso che potrebbero giungere a una soluzione molto presto.

L’Europa vuole “matare” i toreri

Olè! Non so quanti di voi abbiano avuto la possibilità, e la fortuna, di assistere in vita loro ad una corrida. Nel mio passato, qualche anno fa, sono stato a Madrid e ho avuto modo di assistervi. Ero molto interessato a questo genere di spettacolo, non tanto per il fatto che mi piaccia vedere i tori “matati” quanto perchè, quale amante delle culture straniere, mi piace approfondire sul campo le stesse cercando di divenirne io stesso parte.

Lo spettacolo in sé, il torero contro il toro, el matador contro el matato è uno spettacolo solo per coloro che non hanno a cuore gli animali. Vedere un animale portato alla morte in quel modo di certo non è uno spettacolo per tutti, ma la cultura che vi sta attorno, il contorno, i suoni, i momenti, gli stessi atteggiamenti di rivalsa del torero verso pubblico e verso la sua “vittima” sono attimi che ti fanno entrare nella cultura della corrida.

Che i toreri non siano ben visti è un dato di fatto. Oltre agli animalisti (che possiamo ovviamente capire perchè non li hanno in simpatia), la maggior parte dell’opinione pubblica europea li vede di cattivo occhio, proprio per il fatto che comunque uccidere un animale con tale barbarie, rendendolo uno spettacolo, non è un’immagine positiva specie per i più piccoli, sicuramente i più incentivati a emulare questi “miti”.

Eutanasia: Andiamo tutti a morire in Lussemburgo

Quanti di voi, tramite le riminiscenze delle scuole medie e magari delle superiori, si ricordano del Benelux? Per tutti coloro che non dovessero ricordarsi, il Benelux è una regione europea composta da tre stati: il Belgio (BE), i Paesi Bassi (NE) e il Lussemburgo (LUX). In principio il Benelux era stato istituito per creare una unione doganale tra i tre paesi, mentre oggi verrà ricordato sicuramente per qualcosa di peggio.

Infatti nella serata di ieri il Lussemburgo ha approvato la proposta di legge che permette la depenalizzazione dell’eutanasia. Attualmente solo altri due paesi hanno già effettuato questa operazione e sono proprio i suoi vicini di casa Belgio e Olanda.

Uniti ancora per lo stesso ideale. In principio era l’economia che aveva portato all’istituzione del Benelux oggi invece il diritto a morire unisce moralmente i tre stati. Sicuramente sarebbe stato meglio farsi ricordare per la prima motivazione piuttosto che per la seconda.

D’Alema for Kosovo

Nonostante il governo sia caduto da tempo, il ministro degli esteri è ancora all’opera e vive in mezzo a noi. Nessuna polemica a riguardo anzi, è da elogiare la serietà con cui il ministro “col baffetto” Massimo D’Alema, affidato alla politica estera dal precedente governo, stia cercando di affrontare da parte sua il problema “Kosovo”.

Un problema che non è assolutamente da poco. L’indipendenza di uno stato martoriato come quello kosovaro non è cosa facile, né da dibattere né da risolvere. Gli interessi serbi su questa nazione sono tanti, tantissimi, nonostante a detta di molti degli addetti ai lavori “il Kosovo degli ultimi 10 anni faceva parte della Serbia solo a carattere geografico, la realtà è che era una vera e propria colonia dell’ONU”.

In effetti l’indipendenza del Kosovo si stava già trattando da molti anni sui banchi delle Nazioni Unite, ma l’argomento non è mai riuscito a spiccare il volo, soprattutto a causa dei veti della Russia.

Kosovo: Work in Progress

Domenica prossima potrebbe essere il grande giorno. Il giorno in cui finalmente il Kosovo potrà avere una sua identità e divenire finalmente indipendente da Belgrado. Un giorno che i suoi cittadini hanno sperato da tempo. Cittadini che hanno dovuto subire e vivere, in questi anni, con una situazione di sottomissione, sfociata troppo spesso in violenza.

Eppure ora c’è la luce, là in fondo al tunnel. E si inizia a correre. Perchè non si respira più in questa situazione. Perchè non ce la si fa più e si ha voglia di essere liberi. In fondo una cosa, come può essere la libertà, la si desidera maggiormente più questa si sta avvicinando.

Ma cosa aspetta i cittadini kosovari fuori dal tunnel? Di certo non saluti abbracci e applausi. Perchè l’indipendenza è una situazione che si conquista con il sudore e con il sangue. E anche una volta raggiunta nessuno si verrà a complimentare. Tutti ti chiederanno solamente di continuare a fare quello che hai fatto fino ad ora.