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Bonino-Polverini: il duopolio che piace

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Nel Lazio, si sa, la partita è tra due donne. Il fatto che, in una lotta politica tutta italiana, si usino finalmente le unghie per una volta, non è male. Ha ragione Emma, e senza il rischio di sembrare veterofemminista:

Che siano due donne le candidate alla presidenza di una Regione è un fatto anomalo per un Paese come il nostro dove si ha una concezione patetica del ruolo e funzione della donna

Ci sono tanti di quei delusi da una parte e dall’altra. E’ vero, almeno in parte, quello che dice il Vittorio (Sgarbi) nazionale oggi. E’ ancora presto per dire che sono candidate sbagliate, però. Ed è certo che, più che essere la Bonino e la Polverini delle candidate senza partito, è piuttosto schiacciante e vero il contrario. Ovvero: i (non) partiti non sono più in grado di esprimere proposte identitarie. E ognuna di loro ha un’identità forte a prescindere.

I punti deboli, in entrambe, ci sono, e li vede chiunque analizzi la situazione con un minimo di lucidità e al di là delle proprie appartenenze. Emma Bonino non è un’amministratrice pura. E’ un politico di razza, dallo spessore assai raro. Ma non dà immediatamente un’idea di praticità. Non rappresenta nepure il nuovo: è un volto noto, che però, per contro e per storia, può attirare per professionalità.

Il nuovo è forse meglio comunicato dalla Polverini, che fa sorgere una sensazione di affidabilità assai maggiore della maggior parte dei suoi colleghi di partito. Su di lei pesa il presunto scandalo delle tessere gonfiate del suo sindacato, l’Ugl.

Su Emma, invece, si sta tentando – anche se con evidenti scarsi risultati – la questione cattolica, (bestemmia compresa). Una polemica strumentale che sembra lasciare il tempo che trova, e che non è esplosa – almeno in maniera eccessiva – nonostante i tentativi. Più che altro, forse ad alcuni elettori sta apparendo una polemica non necessariamente utile.

Le due potrebbero plausibilmente finire in pari. Dipenderà da molti fattori: la questione cattolica certo – magari portata avanti come lacerazione ideologica e non come “questione di stile” data da una (presunta) bestemmia – ma anche il punto dolente delle coppie gay. E nucleare e immigrazione. Stay tuned: è una bella sfida, e per una volta porta con sè la speranza ingenua che ci siano anche dei contenuti.