L’Angelus del Papa, nella Giornata della Vita

di Angela Gennaro Commenta


Papa


Mentre di nuovo la politica si agita intorno al tema delicatissimo dell’aborto e dell’interruzione di gravidanza, arriva puntuale cone un orologio svizzero la direzione senza spiragli del Pontefice.


Papa Benedetto XVI ha appena lanciato da S. Pietro il suo appello a rispettare, tutelare e promuovere la vita umana sia prima della nascita che nella sua fase terminale.


Quest’oggi, infatti, si celebra la 30esima Giornata della Vita in tutta Italia. Ed ecco l’Angelus del Papa: Saluto e ringrazio quanti sono convenuti qui, in piazza San Pietro per testimoniare il loro impegno a difesa e promozione della vita e per ribadire che la civiltà di un popolo si misura dalla sua capacità di servire la vita. Ognuno, secondo le proprie possibilità, professionalità e competenze – ammonisce il pontefice – si senta sempre spinto ad amare e servire la vita, dal suo inizio al suo naturale tramonto. E’ infatti impegno di tutti accogliere la vita umana come dono da rispettare, tutelare e promuovere, ancor più quando essa è fragile e bisognosa di attenzioni e di cure, sia prima della nascita che nella sua fase terminale.

Benedetto XVI fa convergere la sua voce insieme a quella dei vescovi italiani. Incoraggiare quanti, con fatica ma con gioia, senza clamori e con grande dedizione – dice – assistono familiari anziani o disabili, e a coloro che consacrano regolarmente parte del proprio tempo per aiutare quelle persone di ogni età la cui vita è provata da tante e diverse forme di povertà. E fin qui, nulla di strano.


Ha parlato anche del Kenya, Benedetto XVI- Vi invito ad unirvi ai fratelli e alle sorelle del Kenya nella preghiera per la riconciliazione, la giustizia e la pace nel loro Paese. Assicurando a tutti la mia vicinanza, auspico che gli sforzi di mediazione attualmente in atto possano avere successo e condurre, grazie alla buona volontà e alla collaborazione di tutti, ad una rapida soluzione del conflitto, che ha già provocato troppe vittime.


E non ha dimenticato l’Iraq. Pace, un appello disperato. La malvagità sembra non conoscere limiti. E certo, l’ultima notizia di attacco portato a termine usando due donne handicappate come kamikaze lascia senza parole. Elevo di nuovo la mia voce in favore di quella popolazione duramente provata e per essa invoco la pace di Dio, La malvagità, con il suo carico di dolore, sembra non conoscere limiti in Iraq.

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