Veltroni si dimette

di Angela Gennaro 1

Walter Veltroni si dimette. Questa è la traduzione in lingua corrente del post precedente. Si è arreso, Walter. E le sue parole sono da apocalisse. Mi assumo le responsabilità mie e non. Basta farsi del male, mi dimetto per salvare il progetto al quale ho sempre creduto. Pensateci. Sedici mesi fa, solo meno di un anno e mezzo addietro nasceva il PD, la sua leadership, nonché quel motto. Quel tormentone.

Yes, we can. Tutti noi canticchiamo, probabilmente, oggi. La beffa, e il destino fatto dall’uomo. Oggi, quella frasetta viene violentemente sostituita da un’altra. Perché le pressioni sono state tante, e lui, ora, va via. Non voglio restare per far logorare me e la possibilità del Pd di esistere. Per molti sono un problema e io sono pronto ad andarmene per il bene del partito. Il mio mandato è a disposizione.

Gli ultimi giorni degli utimi 16 mesi del “principale esponente dell’opposizione” non sono stati semplici. Accuse, neanche troppo nascoste, soprattutto dall’interno stesso del Partito Democratico.

Il leader più chiaccherato: è certamente il dimissionaio Veltroni. Un “pastrocchio” politico, il Partito Democratico, troppo fragile per (r)esistere. E non è solo l’alleanza (?) con Antonio Di Pietro. Troppe frange, troppe correnti, una debolezza intrinseca.

Il PD allo sbando, titolano tutti i giornali. Domani mattina si riunirà nuovamente il coordinamento. Come si diceva, le strade possibili sono le primarie e il segretario provvisorio. Per il segretario provvisorio è necessario convocare in tempi rapidi l’unico organo deputato all’elezione del ruolo – sebbene provvisorio – e cioè l’Assemblea Costituente.  Questo accadrebbe in deroga a ciò che lo statuto del partito prescrive: le primarie. Primarie che verrebbero posticipate in seguito alle elezioni europee ed amministrative di giugno. Ma anche dopo il congresso, previsto dopo l’estate.

E allora a chi passa la palla? Pare che il coordinamento abbia individuato nel buon Dario Franceschini, numero due di Uolter, il ruolo del conduttore temporaneo. Altra ipotesi – già paventata – la gestione collegiale (si metterebbero d’accordo?).

[Foto| Claudio Caprara blog]

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