Palin, ovvero: lo spettacolo della politica

di Angela Gennaro Commenta



La politica americana ha l’esigenza intrinseca ed estrinseca di mettere in piazza tutto quello che ha. Dalla prima all’ultima parola, dal più piccolo al più grande particolare. Con Sarah Palin, però, non si tratta di particolari.


La politica italiana si nasconde. Il fulcro della stessa non è e non sarà mai noto ai più. Quella americana si celebra sul palcoscenico dell’opinione pubblica – presunta tale. Non è detto, e anzi è certo, che anche in questo caso il reale non sia noto ai più.


Tra due mesi a quest’ora, il mondo tutto si sarà tolto una delle più grandi curiosità dei nostri tempi: chi sarà il successore di George W. Bush? Chi sarà alla testa del mondo? Chi, tra McCain e Obama, arriverà alla Casa Bianca? Dovesse essere Obama, verrà completamente risucchiato dal sistema, diventando anch’egli, classicamente, un Presidente degli USA, con tutto ciò che ne discende? Vedere l’investitura di Sarah Palin – annuncio, dibattito (per usare un sunto eufemistico) correlato e Convention – mi ha fatto riflettere.

E, ad essere completi, mi ha fatto incazzare su tutta la linea. Si perdoni la brutalità, ma è, ad avviso di chi scrive, più che giustificata. Sarah Palin: vice di McCain nella corsa alla Casa Bianca. Una mossa inaspettata, forse molto intelligente, forse la carta della disperazione. Una donna, comunque.


Sarah Palin: colei che la celebre conduttrice, Oprah Winfrey, fan di Obama, è disposta a ospitare solo dopo la fine della campagna. Potrebbe arrivare un momento in cui la Palin sarà arrivata alla Casa Bianca, ma non ancora nel salotto più famoso della tv americana, il talk show di Oprah.


Ma Sarah – ed è quel che mi fa rabbrividire ormai dall’altro giorno – mediaticamente parlando, ci sta provando pesantemente.



Solo in America una storia del genere è possibile.


Il primo gesto “politico” di John McCain arrivato a St.Paul per la Convention è stato una carezza sulla pancia di Bristol Palin, la figlia adolescente della sua vice Sarah Palin, di cui nei giorni scorsi è stata annunciata la gravidanza. Nascerà a dicembre. E’ incinta, Bristol. 17 anni e tanta Bibbia nella sua vita. Ma, siccome è incinta, e non può neanche lontanamente pensare di abortire, Bristol viene coscientemente utilizzata dalla madre – che, come tutti, sapeva perfettamente che la storia sarebbe venuta fuori – da John McCain, da tutto il Partito Repubblicano, da TUTTO IL POPOLO REPUBBLICANO, da tutto il ppolo americano (?), come l’errore che rientra, la buona novella, la giustizia dell’antiabortismo, a 17 anni e con un ragazzetto che, chissà, forse sarebbe tanto voluto scappare.


Naturalmente Bristol e Levi si sposeranno: il matrimonio riparatore prevedibilmente avverrà prima del voto. Naturalmente Bristol e Levi erano alla Convention, con tutta la famiglia al completo. Guardare in faccia il ragazzetto, Levi, faceva sorgere il seguente dubbio: ci è o ci fa? Sta capendo qualcosa? O anche: forse ha capito tutto, e anche troppo bene?


I moralisti non hanno reagito con applausi all’imminente maternità della piccoletta. Ma la faccenda viene decisamente mitigata dal fatto che Bristol terrà il bebè e si sposerà. E qui parte l’altro punto, l’altro piccolo particolare che mi fa rabbrividire.


Una diciassettenne che ha fatto una “leggerezza” e la cui “leggerezza” viene strumentalizzata ad hoc. Come il bimbo down. Trigg è nato ad aprile ed è down. Le malelingue dicono che non sarebbe l’ultimo figlio di Sarah, ma il primo di Bristol, e che Sarah se ne sarebbe accollata la maternità onde evitare lo scandalo.


Trigg è stato, a sua volta, protagonista della Convention Repubblicana. Alzato al cielo, mostrato alla folla, proprio quando la madre ( o la nonna, ma poco importa) raccontava della sua lotta all’aborto, punto cruciale della sua campagna. Raccontava che sapeva che il bimbo sarebbe stato down, raccontava di averlo tenuto ugualmente.


C’era bisogno di mettere tutto questo in piazza, mostrando al cielo il bambino down e il matrimonio riparatore in preparazione? Assolutamente sì, è la polica americana che lo esige. Anche le figlie di Obama e Michelle sono diventate due piccole starlet. Sì, ce ne sarebbe stato bisogno, la scelta su Sarah è caduta anche per questo. Sarah Palin lo sapeva perfettamente e ha messo in “danza” tutta la famigliola. Sapeva che sarebbe stata vista e accolta come una salvatrice del partito dai gruppi evangelici, galvanizzati perché in nome del diritto alla vita, aveva deciso di tenere l’ultimo figlio nonostante l’handicap mentale.


Peccato che il figlioletto non le potrà mai dire di andare a quel paese, e di andarsi ad utilizzare altre bandiere. Le figlie di Obama, se arriveranno a realizzarlo, almeno potranno farlo.


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