La SPD tra rilancio e caduta

di Paolo Riva Commenta

Manca circa un’anno alle presidenziali in quella Germania governata al giorno d’oggi dalla donna più potente di tutto il pianeta, Angela Merkel, eppure nonostante il tempo abbondi, nella “Allemania” non si perde tempo e si inizia con un buon anticipo a progettare la strategia per conquistare il cancellierato che verrà messo sotto giudizio dei cittadini nel 2009.


Le posizioni che si andranno ad affrontare sono diverse e godono tutte dei loro punti di forza. Da una parte la “forza” di Angela Merkel, alla quale nessuno dava più di qualche mese di vita politica come cancelliere, ha sfoderato una capacità di “trascinare” la grande coalizione fino ad oggi. Che i risultati siano poi discutibili, quello sta alla coscienza e alla ideologie della persona, ma sicuramente già essere arrivata a oggi è un’ottimo risultato per la signora di Germania.

Se i cattolici-democratici hanno la loro portavoce, tra l’altro già favorita, sul fronte opposto, nell’estrema sinistra, si trova quella Die Linke di Oskar Lafontaine che è riuscita in 3 anni, anche grazie alle scelte discutibili della SPD nella grande coalizione a guadagnarsi, dato dell’ultima elezione in Sassonia, il 19% dei consensi.

Un successo dovuto prorpio al fallimento in tronco della scelta effettuata dalla SPD di entrare nel governo della Grande Coalizione. Il partito dei sindacati, dei lavoratori, riconducibile a quello che fu la DS (non per scelte politiche, quanto per posizione e teoricamente per le ideologie) oggi il partito socialdemocratico ha visto crollare i suoi consensi a picco, ritrovandosi sostanzialmente vicino a quella Die Linke che ne sta raccogliendo gli scontenti. Un risultato che fa pensare soprattutto se si va a relazionare quanto invece è accaduto nel nostro paese nelle precedenti elezioni.

Con un nuovo presidente e un nuovo segretario la SPD prova a ripartire e a riconquistare la fiducia del suo elettorato. Una fiducia di transizione perchè la SPD si trova nel difficile compito di non poter spostarsi né a sinistra né al centro per non deludere parte dei suoi elettori. Una scelta che la costringe a stare immobile, al centro, incapace di prendere una posizione. Situazione che, inevitabilmente, la porterà allo scioglimento.

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