Grasso e Boldini smentiscono presunte tensioni

di Roberto Rossi Commenta

 I presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, hanno voluto smentire le voci che volevano le due presidenze in forte contrasto. Le “indiscrezioni” erano figlie di alcuni commenti giornalistici che – sostengono i due in una nota congiunta – non hanno alcun fondo di verità. Vediamo dunque quali sono state le dichiarazioni dei due presidenti, e in che modo sono state azzerate le potenziali polemiche sui contrasti tra i ruoli.

Rispettosi come sempre del lavoro dell’informazione” – esordisce il comunicato congiunto Grasso – Boldrini – “ma non meno rispettosi della verità dei fatti, ribadiamo che il nostro lavoro procede nel segno dell’intesa più stretta. Proprio come il primo giorno, e come richiede l’interesse del Paese in un momento così delicato“.

Una nota che cerca così di spegnere le facili polemiche sui presunti contrasti tra i due, ma che non contribuisce comunque a cessare i “fuochi” giornalistici, che vedevano Grasso e Boldrini protagonisti di una forte incrinatura della serenità tra lo staff presidenziale di Palazzo Madama e quello di Montecitorio.

Rimane insomma da comprendere se la nota congiunta sia solamente un comunicato “dovuto” (visto e considerato che i commenti giornalistici in senso opposto avevano già trovato ampia diffusione), o se si tratti effettivamente di una presa di posizione sostanzialmente concreta.

Insomma, in altri termini la nota non sembra aver smentito tutte le voci sulla scarsa sintonia tra i due ruoli, in un contesto che – peraltro – si fa via via sempre più teso. Con il mandato del presidente della Repubblica oramai agli sgoccioli, e con il lavoro del comitato dei saggi contraddistinto da polemiche sempre più vivaci (lo scivolone di Onida, negli ultimi giorni, non ha certamente contribuito a rassenerare gli animi – in tempi non sospetti avevamo commentato di quanto sarebbe stato teso il clima intorno al gruppo di saggi), rimane da comprendere quale sarà il destino di un Italia sempre più “ingovernabile”.

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