Detrazione scontrini fiscali

di Roberto Rossi Commenta

L’emendamento al Ddl di Delega Fiscale approvato in Commissione Bilancio, che potrebbe presto condurre a una potenziale detrazione degli scontrini fiscali e delle ricevute in dichiarazione dei redditi, non sembra trovare molti appoggi da parte di governo e Agenzia delle Entrate, evidentemente contrari all’applicazione del contrasto di interessi. Di qui, una serie di dichiarazioni che evidenziano un deciso scetticismo circa l’efficacia di una simile azione di opposizione all’evasione fiscale.

Ma andiamo con ordine. La norma dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) permettere la concessione di deduzioni o di detrazioni sulle spese attestate in dichiarazione dei redditi con le ricevute di pagamento. L’obiettivo ci sembra chiaro: spingere i contribuenti privati a farsi rilasciare sempre e comunque uno scontrino fiscale dai venditori, con il benefit di poter portare in detrazione la spesa effettuata, in sede di dichiarazione dei redditi.

Ad ogni modo, la misura potrebbe essere parzialmente “ingiusta” e totalmente inefficace. Ingiusta, perché il contrasto di interessi – per usare le parole di Befera – baratta l’onestà con la convenienza. E inefficace, perché per poter essere davvero conveniente, l’agevolazione sullo scontrino dovrebbe essere piuttosto corposa, a compensazione dello sconto che il venditore evasore farebbe sulla merce.

Insomma, la norma non sembra avere vita facile come, d’altronde, l’intero iter della riforma fiscale: dalla tassazione separata del reddito dell’impresa rispetto a quello dell’imprenditore, passando per l’accorpamento delle Agenzie, o ancora alla razionalizzazione e alla semplificazione degli adempimenti fiscali, l’applicazione delle buone intenzioni sembra essere ben lungi da una realizzazione sul brevissimo termine.

Il rinvio delle tempistiche, per volere parlamentare, non è inoltre piaciuto a Abi, Ania e Alleanza delle Cooperative, che in un comunicato congiunto con la Rete Imprese Italia ha puntato il dato contro quella che è stata definita “l’ennesima occasione persa per affrontare i temi della pressione fiscale su cittadini ed imprese”, definendo altresì un grave errore voler ostacolare “il processo di rinnovamento del sistema fiscale tracciato nel disegno di legge delega volto alla creazione di un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita”.

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