Condanna Berlusconi, scontro Pd – Pdl

di Roberto Rossi Commenta

pdlSi inasprisce la tensione tra Pd e Pdl a margine della sentenza di conferma della condanna a Silvio Berlusconi sul processo Mediaset. Sabato mattina il coordinatore del Pdl, Sandro Bondi, paventava il rischio di una guerra civile “dagli esiti imprevedibili per tutti”. Il presidente della Repubblica con una nota invita a non rilasciare dichiarazioni irresponsabili, mentre  Enrico Letta chiede che “si tenga fuori il Quirinale» dalle tensioni politiche e «si smetta di tirarlo in ballo in modo improprio e ricattatorio”.

Nonostante gli inviti di riappacificazione, lo scontro è ben lungi dall’essere arginato. Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera, ha affermato al Tg2 che “con il presidente Schifani abbiamo chiesto di essere ricevuti dal presidente della Repubblica per rappresentargli la drammaticità del momento. Non è possibile pensare di privare della libertà, della libertà politica, il leader del maggior partito italiano, ne va della democrazia”.

Simile approccio da parte del vice capogruppo del Pdl alla Camera, Maria Stella Gelmini: “Massimo rispetto per il presidente Napolitano. Da parte nostra non c’è alcuna intenzione di fare indebite pressioni: noi chiediamo al capo dello Stato, come supremo garante della Costituzione, di far rientrare un ordine dello Stato nell’alveo della democrazia liberale”.

Nel mezzo delle polemiche, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è tornato a Roma al termine delle due settimane di vacanze con la moglie Clio. Il rientro coincide con una elevata pressione sulla propria carica istituzionale, ancora una volta chiamata a risolvere i principali dilemmi della politica italiana. Sembra oramai sempre più probabile che ambienti vicini al Pdl possano domandare sostanzialmente al presidente la possibilità di richiesta di grazia per Silvio Berlusconi. Secondo alcune indiscrezioni, in caso di parere contrario da parte di Napolitano, si potrebbe predisporre un mandato del partito a presentare al Capo dello Stato le dimissioni di tutti i parlamentari Pdl aprendo così di fatto la crisi di governo.