Sentenza Mediaset in Cassazione il 30 luglio

di Roberto Rossi Commenta

 L’udienza per la decisione della Cassazione sul processo Mediaset è stata fissata per il prossimo 30 luglio. Una data che il Pdl contesta, definendola troppo ravvicinata rispetto alla sentenza d’Appello, e che sembra aver colto impreparati tutti i principali protagonisti di questa vicenda: il rischio è, a questo punto, che la stessa data possa rappresentare il capolinea del governo Letta.

A non stupire è il silenzio attuale di Silvio Berlusconi: già nei primi minuti dopo la fissazione dell’udienza, era sembrato chiara l’intenzione dei legali del Cavaliere di indurre al riserbo il proprio imputato (che di fatti ha disertato la riunione del gruppo del Pdl alla Camera e, probabilmente, farà la stessa cosa per la riunione al Senato).

Quel che sembra altrettanto certo è che il contesto, per Silvio Berlusconi, inizia a intricarsi in maniera esponenziale. Sul fronte interno il premier deve contrastare qualche voce fuori dal coro che, con il passare dei giorni e senza le dovute cautele, potrebbe prendere piede e attirare nuovi adepti. In ottica “urne”, il presidente della Repubblica non sembra essere propenso a scioglimenti anticipati delle Camere, e lo stesso Pd ha più volte fatto comprendere di essere disponibile a trovare altre maggioranze di governo (per quanto estremamente complesse). Anche se si dovesse ritornare alle urne, inoltre, Berlusconi dovrebbe probabilmente scontrarsi con l’appeal crescente del sindaco di Firenze Matteo Renzi, desideroso di giocarsi il ruolo di futuro presidente del Consiglio.

Intanto, al silenzio dell’ex premier è corrisposto il clamore di quasi tutti i membri del Pdl, a partire dal vice presidente del consiglio Alfano e dai ministri di casa azzurra. L’impressione è che – ammesso che la Cassazione a fine luglio confermi la correttezza dell’iniziativa processuale – potrebbero presto essere intraprese delle azioni clamorose con effetti destabilizzanti per la tenuta del già precario esecutivo Letta (alle prese con alcune grane, come l’occupazione giovanile, l’Imu e l’Iva).