Napolitano mette il governo Letta in cassaforte

di Roberto Rossi Commenta

 Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano mette in cassaforte il governo Letta, blindandolo da qualsiasi potenziale crisi. Stando al presidente, infatti, non si può mettere a repentaglio la vita del Paese, impegnato in un ben definito programma di riforme. Se così fosse – aggiunge Napolitano – “i contraccolpi sui mercati sarebbero immediati e sarebbero irrecuperabili”.

“Quest’anno” – ha inoltre rilevato Napolitano – “non ci si può aspettare da me un bilancio dei fatti politici avvenuti dal nostro ultimo incontro nel luglio 2012”, considerato che quanto iniziato la scorsa estate è “uno dei periodi tra i più intensi e inquieti della storia politica dell’Italia repubblicana, con svolte, momenti di tensione e persino rischi di paralisi nella vita pubblica, senza precedenti”.

“In Italia” – sottolinea ancora Napolitano in occasione del suo discorso alla tradizionale cerimonia di consegna di un ventaglio da parte dell’Associazione stampa parlamentare, in vista della chiusura dei lavori per la pausa estiva – “un serio pericolo di declino”.

La via di uscita, per il presidente della Repubblica, non può che essere il prolungamento dell’esperienza del governo Letta. “E’ indispensabile proseguire nella realizzazione degli impegni del governo Letta” – ha di fatti precisato – “sul piano della politica economica, finanziaria, sociale, dell’iniziativa europea, e insieme del cronoprogramma di 18 mesi per le riforme istituzionali”.

Infine, ricordava il quotidiano Il Sole 24 Ore, “uno dei capitoli più attesi del discorso tocca le possibili ripercussioni politiche delle vicende giudiziarie del leader del centrodestra, Silvio Berlusconi, un fronte che Napolitano affronta di petto sollecitando una netta separazione delle sorti del governo da quelle processuali dell’ex premier”. Per Napolitano occorre sgombrare “il terreno da sovrapposizioni improprie, come quelle tra vicende giudiziarie dell’onorevole Berlusconi e prospettive di vita dell’eventuale governo (…) Dovrebbe riconoscersi che è interesse comune affidarsi con rispetto, senza pressioni nè in un senso nè nell’altro, alle decisioni della Corte di Cassazione, e fidarsi correttamente, chi ha da difendersi all’esercizio dei diritti e delle ragioni della difesa”.