Gomorra, la storia continua. Guerra alla Camorra?

di Angela Gennaro Commenta



Mentre il Pakistan è in fiamme, sconvolto dall’attentato rivendicato da Al Qaeda durante un banchetto in onore del neo presidente, e fa i conti con i suoi oltre 60 morti accertati, tra cui l’ambasciatore ceco, i suoi 100 feriti, i soccorritori che solo all’alba sono riusciti a entrare, foto della tragedia e video che circolano nel mondo direttamente dall’interno dell’hotel, in Italia un’altra guerra è in corso.


150 poliziotti, 150 carabinieri e 100 finanzieri: un totale di 400 unità umane sarebbe in partenza per la zona di Caserta. Mission: impossible.

La marcia dei 400 dovrà dare la caccia ai sei-sette componenti del gruppo di fuoco che terrorizza l’area, in seguito agli ultimi avvenimenti. Dovrà, inoltre, intensificare il controllo del territorio. Il che, dato il territorio, data la storica presenza criminale, fa commentare: ci voleva una strage per accorgersene?


Naturalmente sì, Italian Style non delude mai.


E poi, la parolina magica. Che certo è in coerente continuità con quanto detto, pianificato, concepito fino ad ora. E quale occasione migliore. Si sta valutando, infatti, l’impiego di militari. Guerra di camorra, lo Stato risponde?


Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, è cauto. Ma il suo collega dell’Interno, Roberto Maroni, ha voluto tanto di riunione per affrontare l’emergenza criminale dei Casalesi dopo gli incidenti di Castelvolturno scatenati dall’omicidio di 6 immigrati nel centro domiziano in provincia di Caserta.


Dovevano morire in sei per far smuovere qualcosa?


Gli immigrati sono in rivolta. Hanno paura.



La caccia, in teoria – ma mai essere certi, in Italia – dovrebbe essere cominciata: si cercano i latitanti dei Casalesi. I latitanti: quel che rimane di due clan, i Bidognetti e gli Schiavone. I capi sono stati detronizzati e ora i gregari sparano per far valere la loro supremazia.


La cronaca narra – ma sembra una fiaba bella e buona – che gli inquirenti sarebbero da un bel pezzo sulle tracce di questi uomini, che si rifugiano nel loro territorio contando su complicità e paura.


Ecco la promessa, la risposta dello Stato: nei prossimi giorni il Casertano sarà battuto a tappeto. In più, in carcere le condizioni dei boss non pentiti diventeranno più strette. Si cercano elementi. Si cercano elementi? Solo ora? Lo Stato scopre l’acqua calda? E meno male che prima o poi la scopre, è l’unica cosa che resta da dire.


Si è ventilata l’ipotesi di aumento da 3.000 a 4.000 del contingente delle forze armate che da agosto affianca le forze dell’ordine nel presidio del territorio. Quanto durerà il pugno di ferro?


Diamo tempo alle acque di calmarsi. Alla stampa di trovare qualcosa di più eclatante. A Porta a Porta di preparare una nuova puntata su Cogne.


Lascia un commento