Gomorra, libro aperto

di Angela Gennaro Commenta



Ai boss non dispiace che i giornali scrivano di loro, perchè si deve capire chi comanda.

ANSA delle 19.55. CAMORRA, DURO COLPO AI CASALESI
CASERTA – Trentadue ordinanze di custodia cautelare in carcere, diciassette arresti eseguiti, 10 notificati in carcere, in tre fuggono, due sono da tempo ricercati: vengono colpiti ancora i Casalesi. Fra i destinatari delle ordinanze, che riguardano due fazioni in guerra, anche i figli dei superboss. Nel mirino dei carabinieri del Comando provinciale di Caserta e della Dda di Napoli ci sono stavolta i ‘Tavoletta-Cantiello’ e la fazione capeggiata da ‘Cicciotte e Mezzanotte’, Francesco Bidognetti, recentemente condannato all’ergastolo nel Processo ‘Spartacus’

Si tratta di 32 esponenti di primo piano dei due gruppi criminali, ritenuti dalla Dda gravemente indiziati a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio, tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi, traffico di droga, ricettazione ed illecita concorrenza. I provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti nelle prime ore di oggi dai carabinieri nelle province di Caserta, Roma, Modena, Arezzo e Firenze. Destinatari delle ordinanze, fra gli altri, Raffaele Bidognetti, 34 anni, figlio di Francesco noto come ‘Cicciotto e Mezzanotte’, e Paolo Schiavone, 26 anni, figlio di Francesco, ‘detto Cicciariello’, cugino e omonimo di ‘Sandokan’, quest’ultimo ancora ritenuto a capo dell’intera organizzazione.

Le indagini hanno permesso di ricostruire le fasi della guerra per il predominio delle estorsioni e dei traffici illeciti tra i due gruppi criminali, che, iniziata alla fine del 1993, ha provocato fino al 2004 oltre 15 morti. Le investigazioni sono state coordinate dai pm della Dda, Raffaele Cantone (nella prima fase dell’inchiesta), Catello Maresca e Annamaria Lucchetta. L’attività investigativa, secondo quanto hanno sottolineato, in conferenza stampa, il coordinatore della Dda Franco Roberti, ed il comandante provinciale dei militari di Caserta, Carmelo Burgio, è stata condotta attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, perquisizioni, sequestri, pedinamenti; ed ha consentito, tra l’altro, di identificare presunti mandanti ed esecutori di una lunga serie di omicidi.

L’indagine è scattata dopo l’agguato a Massimo Iovine, del gruppo Bidognetti, e dopo quella che fu definita la ‘strage di S. Michele’. Il 29 settembre del 2003 a Villa Literno, due sicari, appartenenti ai Tavoletta-Cantiello, uccisero due giovani, Vincenzo Natale, pregiudicato di 25 anni e Giuseppe Rovescio, 24 anni, entrambi carpentieri estranei alla camorra, e ne ferirono (in modo non grave) altri tre. Il duplice omicidio coincise, hanno spiegato gli investigatori, con la ripresa della faida, cominciata, già nel 1997, nell’ambito della stessa fazione dei Casalesi capeggiata da Bidognetti, dalla quale si scisse il gruppo Tavoletta-Cantiello.

Seguirono altri agguati mortali: quelli di Michele Misso, Giuseppe Caiazzo, Domenico Ucciero, tutti del gruppo Tavoletta, di Stefano Aversano e di Antonio Di Fraia, del clan avverso. Sono stati anche accertati scambi di favori nell’esecuzione di omicidi e agguati in una stretta alleanza tra i Tavoletta-Cantiello ed il gruppo camorristico dei Contaldo, operante nella zona di Pagani (Salerno) e capeggiato da Nicola Fiore. In questa vicenda di scambi rientra la ‘strage di S. Michele’ alla quale avrebbe partecipato il salernitano Nicola Fiore, ed il duplice tentato omicidio del 9 novembre del 2003, avvenuto a Pagani nei confronti di Giacchino D’Auria Petrosino e del figlio Antonio. I gruppi camorristici in guerra imponevano non solo tangenti ad operatori economici, ma anche la fornitura di alcuni generi di prima necessità da immettere nel circuito commerciale



Ha senso chiedersi: sta cambiando qualcosa?


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